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Nel quadro delle tensioni fra la Russia e la Turchia a seguito (ma non solo) del Sukhoi-24 abbattuto lo scorso 24 novembre, c’è da segnalare oggi l’avvicinamento dei curdi della Turchia alla Russia: Selahattin Demirtas, leader del Partito democratico del popolo (Hdp), filocurdo e una delle quattro formazioni presenti nel Parlamento di Ankara, ha dichiarato a una tv locale di Diyarbakir che entro il 2016 una sede del partito verrà aperta a Mosca e in altre città europee, poiché “Siamo influenti e vogliamo usare il nostro potere”.
Demirtas mercoledì sarà a Mosca, e tra i suoi propositi vi è anche quello di tentare di persuadere i russi a rivedere le sanzioni imposte alla Turchia: se ci riuscisse acquisirebbe di diritto un peso maggiore nel contesto politico turco.
Intanto proseguono i bombardamenti e gli attacchi dei militari curdi ai miliziani del Pkk (Partito curdo dei lavoratori) nel sud est della Turchia, in quella che è una massiccia offensiva che in cinque giorni ha portato all’uccisione di 102 fra miliziani e civili. Lo scopo dell’azione decisa da Ankara è quello di liberare “le aree occupate dai terroristi, che paralizzano la quotidianità di quei centri e ne intimidiscono gli abitanti”. Fonti militari hanno riferito che negli ultimi giorni sono stati stati recuperati 2.240 armi, 10 tonnellate di esplosivi e 10 mila bombe molotov nei “covi” dei miliziani.
Ieri a Istanbul e in altre città della Turchia le forze dell’ordine hanno usato gas lacrimogeni e idranti per disperdere alcune migliaia di dimostranti che chiedevano la fine delle ostilità nei confronti del Pkk.

