di Enrico Oliari –
Vittoria dei curdi del nord, che alle parlamentari della Turchia sono riusciti a superare lo sbarramento del 10% con l’Hdp (Partiya Demokratik a Gelan, di area social-democratica), conquistando il 12,9%: il partito è nato soltanto nel 2014, ma grazie alla tenacia dell'”Obama curdo” Selahattin Demirtas, ha saputo piazzarsi con un risultato di tutto rispetto sulla scena politica turca, con ben 78 deputati eletti. E proprio i curdi hanno azzoppato l’Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan, che, dopo 13 anni interrotti di potere, non ha saputo conquistare la maggioranza assoluta, perdendo 9 punti e ben 71 deputati.
L’Akp si è quindi piazzato al 40,8%; il maggior gruppo di opposizione, cioè il Partito repubblicano del Popolo (Cumhuriyet Halk Partisi, Chp) ha preso il 25,1%; il nazionalista Mhp (Milliyetçi Hareket Partisi) il 16,4%. Il parlamento turco conta 550 membri eletti per quattro anni con un sistema proporzionale.
Se dalle parti dell’ADP si festeggia, è invece palese la delusione in casa Akp, anche perché, come ha osservato il segretario generale del Chp, Gursel Tekin, “Il quadro uscito dalla consultazione elettorale non rende possibile un governo di un singolo partito. È chiaro che ci sarà un governo di coalizione”.
E’ da vedere quindi con chi si dovrà alleare l’Akp per governare e a quale prezzo. Erdogan aveva dichiarato in più occasioni di aspettarsi il 60%, dato politico utile alla convocazione di un referendum sul sistema politico del paese, ma ora, come è stato fatto sapere da un esponente del partito, “pevediamo un governo di minoranza ed elezioni anticipate“. Ed anche il premier Ahmet Davutoglu ha assicurato che “Non ci inchineremo mai ad alcun potere”.

