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Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan continua a chiedere agli Usa l’estradizione del ricco imam radicale Fethullah Gulen, autoesiliatosi a Philadelphia nel 1999 e da lui accusato di essere la mente del tentativo di golpe di venerdì sera.

I due un tempo erano in ottimo rapporto, ma dal 2013 Erdogan reputa Gulen il suo peggior nemico. Gulen possiede in Turchia tv e giornali ed è il leader del partito di opposizione “Alleanza per i valori condivisi”.

Il segretario di Stato Usa John Kerry ha fatto sapere che non vi sarebbe stata nessuna estradizione, e che “se Erdogan ha le prove, le procuri”.

In risposta il presidente turco ha disposto la sospensione dell’attività della base militare statunitense di Incirlik, da dove partono i raid della coalizione contro l’Isis, ed ha chiuso lo spazio aereo ai voli.

Di punto in bianco la base è stata circondata, è stata tolta l’energia elettrica e ne sono stati chiusi gli accessi. Ospita circa 5mila uomini dell’aeronautica degli Stati Unit, e alcune centinaia di omologhi della RAF e dell’aviazione turca. Essendo anche base Nato, è dotata di un arsenale nucleare tattico.