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Alle accuse del presidente russo Vladimir Putin per cui la Turchia avrebbe prestato supporto ai jihasisti dello Stato Islamico e ne avrebbe acquistato il petrolio (cosa a dire il vero arcisaputa), il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha oggi risposto che “la Turchia ha le prove del coinvolgimento russo nel commercio del petrolio dell’Isis”.

Alcune fonti indicano che sarebbero in corso trattative fra Mosca e Washington per sigillare la frontiera turco-siriana, un gesto verso il quale Ankara potrebbe opporsi: fin dall’inizio del conflitto da quel confine è transitato di tutto, non solo le decine di migliaia di foreign fighter provenienti dal Caucaso, dall’occidente ma soprattutto dal Nordafrica, bensì anche armi, equipaggiamenti, miliziani feriti poi curati negli ospedali pubblici turchi.

Il 26 novembre un raid ha distrutto 20 camion turchi nel distretto di Azez in Siria, a nord di Aleppo, causando 7 morti e di una decina di feriti. Secondo quanto si è appreso dalla stampa turca, il convoglio trasportava aiuti umanitari per i profughi, ma la zona era quella controllata dal gruppo qaedista di Jabat al-Nusra (vedi).