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Si fa sempre più labile la tregua in atto fra i curdi e il governo di Ankara. Il Kck, l’Unione delle comunità del Kurdistan, ha accusato il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (Akp) sostanzialmente di aver avviato una guerra contro i curdi.

Il Kck ha così deciso “di intensificare la lotta in ogni campo e con ogni mezzo per rispondere alla guerra avviata dall’Akp contro il nostro popolo”. Nella nota emessa dal Consiglio si legge che “Di fronte alla politiche dell’Akp, il nostro consiglio esecutivo è stato incaricato di assumere qualunque iniziativa politica e militare per invalidare le politiche infauste e torbide contro il popolo curdo”.

I curdi accusano la Turchia di aver sostenuto l’Isil, di aver permesso il passaggio dei combattenti stranieri che si sono uniti alle fila degli jihadisti, di non essere intervenuta attivamente nella coalizione internazionale voluta da Obama e di aver respinto alle frontiere i profughi curdi, in fuga dal conflitto.

Il capo militare del PKK Murat Karayilan, che guida l’esercito ribelle nella base sul monte Kandil nel nord dell’Iraq, è andato oltre affermando che “il processo di pace è finito”. “Ma Ocalan ha l’ultima parola” ha aggiunto Karayilan.