di Enrico Oliari –

Golpe dei militari in Turchia. Lo ha confermato da subito il premier turco Binali Yildirim, il quale verso le 22.30 di ieri sera ha riferito che “E’ in corso un tentativo ‘illegale’ di golpe da parte di alcuni militari”, i quali “la pagheranno”. Ha poi invitato la popolazione alla calma e ha detto che la situazione sarebbe tornata sotto controllo.

Il premier turco ha tentato quindi di minimizzare una situazione in divenire, tanto che le notizie hanno subito dato la chiusura dei ponti sul Bosforo da parte dell’esercito, aerei a bassa quota su Ankara e Istanbul e i militari che disarmavano la polizia.

In più occasioni sono stati segnalati colpi di arma da fuoco, specialmente a Istanbul, in piazza Taksim, dove vi sono stati scontri tra la polizia e i militari. Esplosioni sono state udite nell’edificio della tv di Stato, la quale è stata presa dai militari e dove sono rimasti uccisi 17 poliziotti.

Immediatamente sono stati sospesi i voli in partenza e bloccati internet e i social network, poi verso mezzanotte sono state chiuse le linee telefoniche e le frontiere.

L’esercito ha annunciato di aver preso il potere ed ha invitato la popolazione a rimanere in casa, ma sostenitori ed oppositori di Erdogan sono scesi in strada, e le notizie riferiscono di vittime.

Anche la caserma che ospita la sede centrale dei servizi segreti è stata occupata in parte dai militari, mentre i carri armati hanno circondato il palazzo del parlamento, dove è esplosa una bomba. Sarebbero 37 i generali golpisti.

Una nota diffusa dai militari ha informato che tutti i trattati e gli accordi con la Turchia restano in vigore, mentre la Marina ha precisato di non aver preso parte al golpe.

Il capo di stato maggiore dell’esercito è stato fatto prigioniero dai militari, mentre del presidente Recep Tayyp Erdogan si sa che ha lasciato il paese in aereo, quindi in fuga in un primo momento verso la Germania, che però – secondo la Bbc – gli avrebbe rifiutato il permesso di atterraggio, poi verso la Gran Bretagna e poi di nuovo a Istanbul. E’ tuttavia riuscito a fare, probabilmente dell’aereo, un cruciale appello attraverso il telefonino e trasmesso in diretta da una tv del paese, in cui ha detto che “la nazione deve rinserrarsi e riprendere il paese” ed ha chiesto “al popolo di scendere nelle piazze e difendere la democrazia e il governo, di dare una risposta ai golpisti”. Anche gli imam e gli esponenti del mondo islamico hanno chiesto alla gente di uscire dalle case e di opporsi ai militari, e così è stato: per primi i servizi segreti e i militari lealisti hanno annunciato che “il golpe è stato fermato”, ovvero che è fallito, e che quasi 500 militari sono stati arrestati. Anche il ministro dell’Interno Efkan Ala ha confermato il fallimento del colpo di Stato.

Il riversamento nelle pazze dei sostenitori di Erdogan ha certamente avuto il suo ruolo, poiché i militari non hanno aperto il fuoco contro i civili e sono stati costretti a ripiegare a cominciare dall’aeroporto e dalla tv di stato. Erdogan è poi rientrato in Turchia.

Stati Uniti e Germania hanno espresso sostegno al governo di Erdogan in quanto eletto democraticamente.