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La Turchia potrebbe pagare caro l’appoggio dato all’insurrezione contro il regime di Bashar al-Assad, ovvero per gli effetti collaterali che si sono presentati con il concretizzarsi di numerosi gruppi legati ad al-Qaeda, composti per lo più da combattenti provenienti dal Nordafrica, dalla Penisola Arabica, dal Caucaso e dal Kazakistan, i quali rappresentano ormai nel conflitto una sorta di “terzo fronte”, tanto che in più occasioni hanno rivolto le armi contro l’Esercito libero siriano: il quotidiano turco Zaman ha riportato, avvalendosi di fonti dell’intelligence, della preparazione di attentati presso le città turche ad opera in particolare del gruppo dello “Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isil)” ed addirittura due veicoli imbottiti di esplosivo, preparati nella città siriana di Raqqa, sarebbero già entrati in territorio turco.
Le autorità hanno rafforzato le misure di sicurezza nelle province nel sud del paese, ma fra le città sensibili vi sarebbero anche Ankara e Istanbul.
Alla base delle discordie con i turchi vi sarebbe la decisione di Ankara di chiudere i valichi di confine di Bab al-Hawa e Bab al Salameh, dopo la presa da parte dei qaedisti della cittadina settentrionale di Azaz, combattendo contro i curdi del nord e l’Esercito libero siriano.

