di Ehsan Soltani –
Il 1 novembre si terranno in Turchia le elezioni anticipate, dopo che l’Akp (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo) il 7 giugno scorso, dopo 13 anni, ha perso la maggioranza assoluta in parlamento e sono falliti gli sforzi per formare un governo; il 27 agosto era il termine ultimo per il premier Ahmet Davutoglu per formare un nuovo gabinetto, per cui il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha indetto elezioni anticipate. Immediatamente dopo le elezioni del 7 giugni ha preso il via il nuovo conflitto interno tra l’esercito turco e il Pkk ed il 23 luglio sono falliti i tentativi di giungere ad una tregua; d’altronde sono una ventina i sondaggi di aziende specifiche e dell’istituto di ricerca che vedono percepita una relazione fra le elezioni prossime e gli scontri con il Pkk, il Partito curdo dei lavoratori.
I dati che arrivano dai sondaggi di aziende famose come Andy-AR, ORC, Gezici, Akam, Metropoll, Mak, Sonar, Ipsos danno come risultato ipotetico uno simile a quello del 7 giungo, mentre Habeturk, agenzia di stampa, ha fatto una media tra i dati e vede per il 1 novembre
Il partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP): 40,66;
Partito Popolare Repubblicano (CHP): 25,13;
Partito del Movimento Nazionalista (MHP): 16,45;
Partito Democratico del Popolo (HDP): 12,96;
altri: 4,80.
Il tetto per entrare in parlamento è del 10%; lo scorso 7 giugno i risultati erano:
Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP): 40,80;
Partito Popolare Repubblicano (CHP): 25,08;
Partito del Movimento Nazionalista (MHP): 16,37;
Partito Democratico del Popolo (HDP): 12,99.
Sulla base di questi sondaggi l’Akp anche questa volta non potrà arrivare alla maggioranza assoluta e sarà di nuovo costretto a formare un governo di coalizione con altri partiti.
In oltre 130 giorni da quel 7 giugno sono accaduti in Turchia una serie di eventi dovuti alle tensioni in corso nel paese, peraltro in aumento, per cui la domanda è: sarà in grado l’Akp di formare un nuovo governo di coalizione con altri partiti?
La storia moderna della Turchia ci ricorda che fin dal passato è fallito ogni tentativo di governare il paese attraverso una coalizione e che nessun governo multipartitico è durato il tempo necessario per avere un impatto positivo sulla vita dei turchi.
Dei tre partiti che hanno superato la soglia del 10% per entrare in parlamento vi è il Movimento nazionalista (Mhp), il quale per somiglianza con l’Akp avrebbe potuto entrare in maggioranza, ma già prima delle elezioni aveva fatto sapere che mai avrebbe governato con l’Akp. Questo a causa del trauma delle elezioni del 2002 da cui il Mhp è uscito notevolmente ridimensionato a vantaggio dell’Akp, rimanendo addirittura escluso dal parlamento. Tuttavia dopo la strage di Suruc di luglio, che ha avuto come conseguenza l’attacco ai curdo del Pkk, il Mhp si è detto disponibile ad entrare in maggioranza ponendo però importanti condizioni come la lotta alla corruzione, dilagata quando Erdogan era premier, e il fatto che lo stesso presidente turco non abbia a che fare con il governo. Condizioni verso le quali l’Akp ha mostrato resistenze, per cui le trattative sono fallite.
Il Partito popolare repubblicano (Chp) ha posto condizioni ancora più severe, ed il leader Kemal Kılıçdaroğlu, ha chiesto la risoluzione pacifica delle tensioni con la Siria, oltre alla garanzia di non operare militarmente nel paese vicino.
Per Kılıçdaroğlu le tensioni con i paesi dell’area vanno risolte attraverso la diplomazia, per cui ha chiesto per il proprio partito dicasteri chiave come il ministero degli Esteri; ha anche preteso che la carica di premier girasse tra i partiti e non fosse da attribuirsi solo all’Akp, come pure che le sedute di gabinetto non si svolgessero presso la “Casa Bianca”, cioè la residenza che Erdogan ha fatto costruire per il presidente della Repubblica spendendo 350 milioni di dollari e scatenando una marea di polemiche.
Più che tali pretese, a far fallire i negoziati tra Chp e Akp è stata l’alta velocità con cui si sono manifestati gli eventi come nel caso della strage di Suruc, per cui si è creata un’atmosfera bollente e sui media sono comparse dichiarazioni dei vari esponenti politici che accusavano gli altri partiti della responsabilità del clima di tensione e di conflitto che ha portato la Turchia in un vicolo cieco.
Dopo i fallimenti delle trattative fra i partiti e l’Akp le tensioni sono aumentate ulteriormente. Il premier Ahmet Davutoglu, che aveva formato come da Costituzione un governo ad interim con tutti e quattro i partiti vincitori delle elezioni, si è ritrovato con il Mhp e il Chp che hanno bollato come “indecente” la partecipazione al governo, e, dopo i fatti accaduti nella città curda di Cizre, anche i due ministri del partito filo-curdo Hdp, Ali Haydar Konca (Affari Europei) e Muslum Dogan (Sviluppo), hanno rassegnato le dimissioni dichiarando che “Abbiamo ricevuto un trattamento inaccettabile come ministri. Abbiamo provato a portare avanti i nostri compiti, ma le circostanze ci hanno impedito di svolgerli pienamente”.
Diversi analisti ritengono che il motivo principale del fallimento degli sforzi di formare un governo sia da attribuirsi allo stesso Erdogan, il quale, avendo perso la maggioranza assoluta, starebbe tentando di riconquistarla con nuove elezioni per poi arrivare ad una legge che cambi il sistema politico del paese in una repubblica di tipo presidenzialista.
Il giornalista di Hurriyet Ahmad Hakan ha osservato in un suo articolo che “Il presidente Recep Tayyip Erdogan vuole gettare i dadi e tentare la fortuna un’altra volta: può andare bene, ma se va male si pentirà dei risultati del 7 giugno”.
Selahattin Demirtaş, leader del partito filocurdo Hdp, dopo la strage di Suruc e l’avvio della nuova strategia turca nella lotta al terrorismo, ha dichiarato che il motivo principale del bombardamento delle basi del Pkk è quello di promuovere una guerra interna e quindi un clima militaristico dove esercito e stato garantirebbero la sicurezza: nelle intenzioni di Erdogan ciò favorirebbe il partito di maggioranza e porterebbe l’Hdp al di sotto dello sbarramento del 10%.
Dal 23 luglio, quando sono partite le operazioni militari contro il Pkk, sono stati uccisi più di 2mila miliziani del partito e 150 delle autorità turche, cifre contestate dal Pkk che parla di almeno 300 militari turchi uccisi.
Dopo la strage di Ankara, costata la vita a 102 persone, il Pkk ha dichiarato un cessate-il-fuoco unilaterale in vista delle elezioni anticipate del primo novembre, cosa rifiutata dalla Turchia per cui, come è stato dichiarato, “le operazioni continueranno fino a che c’è un membro del Pkk”. Davutoglu ha asserito che la tregua proposta dal Pkk sarebbe strategica e finalizzata a sostenere l’Hdp in vista delle elezioni.
I sondaggi indicano che la maggioranza dei turchi credono che il Pkk sia responsabile della situazione attuale, come pure che Erdogan e le autorità siano colpevoli del fallimento dei negoziati di pace e delle stragi che stanno accrescendo la tensione.
La maggiore inabilità politica, le stragi e la guerra sulle montagne nel centro della Turchia hanno causato un infarto dei settori dell’industria e del turismo, una contrazione degli investimenti stranieri e contribuito ad aggravare la recessione.
I sondaggi indicano inoltre che il 1 novembre l’Akp si troverà davanti ad una situazione identica a quella del 7 giugno, con un’ancora più difficile possibilità di avviare un governo di coalizione, ed anche se ci riuscisse, si arriverebbe ad un governo molto debole, non in grado di compiere passi epr l’effettivo miglioramento della vita dei curdi.

