di Giuseppe Mancini –

Istanbul, Avrupa – A Istanbul il peggio sembra passato: la protesta ha perso di intensità, oggi non si segnalano particolari tensioni, il presidio al parco Gezi – a ridosso di piazza Taksim – prosegue in un clima rilassato di festa (tra l’altro, il vice-premier Bülent Arınç si è scusato per il primo intervento della polizia e ha accettato di incontrare i manifestanti).

Va però sottolineato un elemento interessante: nel sud-est a maggioranza curda, solitamente turbolento, le proteste non hanno avuto particolare rilevanza; a Istanbul la partecipazione è stata a titolo individuale e limitata nei numeri, non di massa. Una dichiarazione di ieri del co-leader del Bdp filo-curdo, Selahattin Demirtaş, è sembrata a questo proposito illuminante: da una parte, ha fatto presente che quando a essere bersaglio dei gas lacrimogeni – e di cariche molto più pesanti di quelle degli ultimi giorni – erano gli attivisti curdi manifestazioni di solidarietà nei loro confronti nel resto della Turchia non ce ne sono mai state; dall’altra, ha affermato che le richieste di più democrazia, più libertà, più partecipazione nelle scelte debbono trovare posto nella nuova costituzione: confermando pertanto che il processo di pace avviato dal governo – uno dei punti essenziali è il riconoscimento dei diritti delle minoranze in una costituzione civile e pienamente democratica, fondamento di un nuovo “contratto sociale” – non ha subito particolari contraccolpi.