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Nonostante il lavoro delle ruspe sia stato fermato, le piante non sradicate e, tutto sommato, l’incontro con il Primo ministro Recep Tayyip Erdogan sia andato bene, gli attivisti che a Istanbul occupano Gezi Park hanno deciso di proseguire la loro protesta: “Continueremo la nostra resistenza contro ogni ingiustizia che avviene nel nostro Paese… È solo l’inizio, la nostra lotta continuerà. Oggi siamo più forti, meglio organizzati e più ottimisti di quanto lo fossimo 18 giorni fa”, si legge nel comunicato diffuso dal gruppo Taksim Solidarity.
Le proteste dei giorni passati hanno lasciato un bilancio di quattro morti e 7.500 feriti, per cui oggi i manifestanti chiedono la liberazione dei loro compagni imprigionati. In quello che potrebbe essere un embrione di una nuova Primavera Araba in salsa turca, i manifestanti hanno voluto dire che il Partito della giustizia e lo sviluppo (Akp), al potere dal 2002, “ha perso la sua legittimità agli occhi della stampa nazionale e internazionale” e che il premier Erdogan,. Accusato di autoritarismo, vuole “islamizzare” il paese.

