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A seguito dei recenti attentati terroristici portati a termine dal gruppo terroristico di estrema sinistra Dhkp-c (Fronte rivoluzionario per la liberazione del popolo), le autorità di Ankara hanno disposto l’oscuramento dei social network, cioè di Facebook, Twitter e YouTube. Non si tratta della prima volta che in Turchia viene presa una tale decisione: il 21 marzo 2013 era stato Recept Tayyp Erdogan a chiudere Twitter, affermando in occasione di un comizio elettorale a Bursa che “Estirperemo Twitter, non mi interessa cosa dice la comunità internazionale, è contro la sicurezza nazionale. C’è una sentenza del tribunale. Vedranno la forza della Turchia”. Era accaduto che Twitter era stato utilizzato dagli oppositori per chiamare gli utenti alle varie manifestazioni antigovernative, come pure per diffondere informazioni sulle intercettazioni che riguardano lo stesso premier, accusato di aver fatto sparire 30 milioni di euro di denaro pubblico.

Erdogan aveva poi dovuto fare marcia indietro davanti al veto della Corte costituzionale e del presidente Abdullah Gul, ma era poi riuscito a far approvare una legge che dava la possibilità di infliggere restrizioni in caso di minaccia alla sicurezza dello stato o di attacchi terroristici.

I tre social hanno diffuso nei giorni scorsi immagini del magistrato Mehmet Selim Kiraz, sequestrato il 31 marzo ma subito liberato dalle teste di cuoio, sotto la minaccia delle armi dei due terroristi.