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Le autorità turche hanno comunicato le identità dei due kamikaze che sabato scorso si sono fatti esplodere ad Ankara nel mezzo di un corteo pacifista uccidendo 106 persone (91 secondo i dati ufficiali) e ferendone diverse centinaia: si tratta di Yunus Emre Alagöz, appartenente al gruppo jihadista Adiyaman, che si riconosce nell’Isis , e fratello di Seyh Abdurrahman, il giovane che si era fatto saltare in aria a Suruc lo scorso luglio uccidendo 33 persone, anche in quell’occasione impegnate in una manifestazione pacifista di curdi e di turchi, e di Ömer Deniz Dündar.
Entrambi erano già sulla lista dei servizi di intelligence quali possibili kamikaze, non arrestati, secondo le autorità turche, in quanto, come aveva detto il premier Ahmet Davutoglu due giorni fa, “in Turchia vige lo stato di diritto per cui non era possibile arrestarli prima dell’attentato”. La palese inefficienza delle forze di sicurezza è costata già alcuni licenziamenti di funzionari e dirigenti.
I sospetti sono quindi sull’Isis, anche se l’attacco, a differnza di quello di Suruc, non è stato rivendicato; tra ieri e oggi sono state arrestate 12 persone sospettate di essere vicine allo Stato Islamico, per quanto le autorità turche non escludano che possa esservi la mano del Pkk dopo la scoperta di alcuni messaggi sui social media che parlavano della strage alcune ore prima dell’accaduto. Per gli oppositori potrebbe invece trattarsi di strategia della tensione in vista delle elezioni del 1 novembre.
La Farnesina ha confermato oggi lo stato di fermo, in corso da due settimane, di una minorenne italiana individuata nella provincia meridionale di Adana, vicino al confine con la Siria. La giovane, con passaporto italiano, sarebbe in realtà residente in Francia, ma dei genitori non si hanno tracce e si sospetta che possano essere foreign fighter dell’Isis, per quanto manchino ancora elementi certi.
Per il ministero dell’Interno sono 81 i combattenti di nazionalità italiana che si sono uniti allo Stato Islamico.

