di Guido Keller –
L’amministrazione Erdogan è ancora una volta in mezzo alle polemiche per l’arresto di tre docenti universitari accusati di “propaganda terroristica” a favore del Pkk curdo.
A mettere sotto accusa Esra Mungan, Muzaffer Kaya e Kivanc Ersoy è stato un tribunale di Istanbul, in quanto i tre docenti avevano difeso settimana scorsa un appello, peraltro firmato da 1128 professori di 89 atenei, volto a chiedere la soluzione pacifica del conflitto con i curdo-turchi.
Dopo i giornalisti tocca quindi ai docenti essere perseguitati nel paese mediorientale che aspira a entrare nell’Unione Europea: risultano 153 quelli messi sotto indagine per aver sottoscritto l’appello, ma già a gennaio lo stesso presidente Recep Tayyp Erdogan aveva accusato di “tradimento” della patria gli accademici che avevano chiesto la conclusione del conflitto con i curdi.
Tra l’altro ieri è stato fermato e poi rilasciato il docente britannico Chris Stephenson, impiegato presso l’Università Bilgi di Istanbul, per aver preso parte ad una protesta contro l’arresto dei tre colleghi.
Dopo l’attentato di Ankara del 13 marzo Erdogan ha annunciato l’intenzione di “ridefinire” il reato di terrorismo, includendovi pene più pesanti per i “sostenitori”: “non c’è differenza – aveva detto – tra un terrorista che porta una pistola o una bomba e quelli che usano la loro posizione e una penna per servire gli scopi dei terroristi”.

