Dire * –

I vertici Nato di solito si chiudono con una foto di gruppo e una dichiarazione congiunta. Erdogan da padrone di casa ha lasciato un cadeau spiazzante: una bella pistola a testa, proiettili inclusi. Il regalo d’addio del presidente turco ai leader riuniti per il summit non è ovviamente un revolver qualunque, ma il Gumusay .357 Magnum, rivoltella a sei colpi prodotta dall’azienda statale MKE negli anni ’90, un pezzo da collezione.

Ogni esemplare è stato consegnato in teca di legno, bandiera turca e logo Nato, inciso col nome del destinatario. Un modo più o meno elegante per ricordare a tutti che la Turchia, tra 2019 e 2024, è stata il terzo esportatore mondiale di armi leggere, dietro solo a Stati Uniti e Italia, con circa 3 miliardi di dollari di export.

I leader, va detto, l’hanno presa con lo spirito di chi si ritrova un’arma da fuoco vera in valigia e deve capire cosa farsene prima del prossimo volo. Il premier belga Bart De Wever ha optato per la soluzione più prudente, consegnando tutto alla polizia dell’aeroporto di Bruxelles perché lo chiudesse in cassaforte. Il presidente polacco Karol Nawrocki aspettava ancora lo sdoganamento a Varsavia, con la rassicurazione, necessaria a quanto pare, che “nessuno la userà”. Le pistole di olandesi e svedesi sono finite nelle rispettive ambasciate ad Ankara: quella olandese disattivata, quella svedese in attesa dei documenti d’importazione, come un pacco Amazon bloccato in dogana.

A Keir Starmer è andata anche meglio (o peggio, a seconda dei punti di vista): oltre alla rivoltella, un kit di pulizia e 500 proiettili. Il presidente lituano Gitanas Nauseda si è portato a casa un fucile in custodia di legno. Ursula von der Leyen ha già deciso di donare la sua a un museo militare, stessa sorte toccata all’omaggio del leader greco, destinato al Museo della Guerra di Atene.

Giorgia Meloni ha seguito la strada burocratica: l’arma è stata presa in carico da personale autorizzato, denunciata al rientro in Italia secondo le procedure previste e registrata a Palazzo Chigi come ogni altro dono ricevuto dal premier: protocollata, archiviata, di fatto neutralizzata dalla carta. A rendere possibile il trasporto è stato comunque il documento fornito dallo stesso Erdogan per l’uscita dell’arma dal Paese.

* Fonte: agenzia Dire.