di Niki Di Landa –

Dopo l’abbattimento del jet russo Su-24, il presidente russo Vladimir Putin ha immediatamente minacciato il governo di Ankara di “pesanti sanzioni”. Immediata e prevedibile la reazione conciliatoria di Washington che, tramite un messaggio diretto da Barak Obama, ha cercato di calmare le acque per evitare che l’incidente andasse ad incidere in maniera troppo profonda sul clima instabile e poco rassicurante creatosi dopo gli attacchi di Parigi e con una coalizione anti-terrorismo ancora vacillante.

Uno scontro diplomatico che raffredda i rapporti tra i membri Nato e che getta incertezze tra le forze che andranno a comporre lo schieramento anti-Isis, un incidente da non sottovalutare che potrebbe minare il delicato equilibrio e la compattezza che la situazione invece richiede per rispondere allo Stato Islamico.

L’incidente tra Mosca e Ankara ha fornito il pretesto per innescare un altro fronte diplomatico, questa volta il governo turco e quello di Atene. Domenica 29 novembre il premier greco Alexis Tsipras ha inviato quattro messaggi dal suo account Twitter in cui si accusava la Turchia di continui sconfinamenti nello spazio aereo ellenico. Quattro tweet che sono apparsi sui due profili ufficiali del primo ministro Tsipras, quello in greco e quello inglese (da questo sono poi “misteriosamente” stati cancellati) e che hanno visto la reazione dell’omologo turco Ahmet Davutoglu, il quale ha caldamente invitato Tsipras a “focalizzarsi sulla nostra agenda costruttiva”, proprio nel giorno d’intesa tra Unione Europea ed Ankara sul sostegno alla Turchia in cambio di cooperazione sulla crisi migratoria.

Una questione, anche questa, irrisolta tra i due paesi mediterranei, con la Grecia che ha più volte denunciato, dinnanzi alla Nato e non solo, le ripetute violazioni del proprio spazio aereo ad opera di jet turchi. Si calcola che nel solo 2014 le violazioni siano state 2.244 secondo le cifre comunicate dall’esercito ellenico. La materia del contendere è fatta di violazioni di lunga data tra i due paesi membri dell’alleanza con dispute circa la sovranità delle isole dell’Egeo, il rispetto dei confini e delle acque territoriali con alcuni episodi degni di nota, tra cui l’abbattimento di un F-16 turco nel 1996 e, dieci anni dopo, lo scontro tra due F-16, uno greco ed uno turco.

Il governo di Atene ha più volte cercato, nel corso degli anni, di attirare l’attenzione della Nato sul problema, richiedendone un intervento senza ottenere però alcuna presa di posizione. È in questo contesto che Tsipras scrive “Al Presidente Davutoglu: per fortuna i nostri piloti non sono agitati come i vostri con i russi”. Ancora, nei tweet successivi Tsipras si riferisce a quanto accade nell’Egeo, tra flussi migratori e incursioni nello spazio aereo altrui. Il terzo tweet è quello più diretto con riferimento “ai miliardi spesi per gli armamenti: noi per intercettarvi, voi per violare il nostro spazio aereo”.

Dopo l’abbattimento del caccia russo, il ministro degli Esteri greco Nikas Kotzias ha immediatamente espresso solidarietà al governo di Mosca. Che cosa succederebbe se la Grecia decidesse un giorno di far levare i suoi jet militari per difendere il proprio spazio aereo? Viene inoltre da chiedersi se questi episodi non possano creare o quantomeno favorire uno spostamento nell’asse delle alleanze, con la Grecia che più volte si è appellata alla Nato senza ottenerne risposta, e con il governo di Putin che al contrario sembra un alleato con molti punti in comune. D’altronde non deve meravigliare la possibile alleanza tra due nazioni che hanno molti punti in comune e con la posizione della Grecia che più volte nella storia ne ha fatto oggetto di alleanze e di mire espansionistiche sia da est che da ovest. Putin e Tsipras si sono più volte trovati d’accordo sia in campo economico, con la Grecia che ha aperto un varco nelle sanzioni economiche comminate alla Russia, e sia con la solidarietà espressa da parte di Mosca davanti ad una possibile Grexit.

Le affinità culturali ed economiche tra Grecia e Russia potrebbero portare alla formazione di una nuova alleanza, uno spostamento verso est dell’asse e con la perdita di un fondamentale avamposto quale la penisola ellenica all’interno dello scacchiere internazionale. Un’alleanza ancora più possibile dopo quanto accaduto tra Turchia e Russia, un incidente in cui la Grecia potrebbe vedere una sorta di riscatto dei tanti episodi subiti ad opera del governo di Ankara. Un asse che Washington non vedrebbe di buon occhio per la mutabilità della regione balcanica, in continua trasformazione e adattamento alle logiche di maggior convenienza e con la Turchia che non può fornire assolute garanzie di lealtà verso l’Occidente.