di Marco Paganelli

I media russi hanno comunicato che è stato raggiunto un accordo tra Mosca e Kiev con cui quest’ultima acquisterà combustibile nucleare dalla sua controparte a partire dal 2015. La notizia, se confermata, potrebbe favorire il dialogo tra i due paesi.

Essa però è accompagnata da un’altra che sicuramente non farà piacere a Putin, poiché i partiti che compongono la coalizione dell’esecutivo di Poroshenko, che sarà formato entro una decina di giorni, si sono accordati per avviare un percorso di adesione alla Nato; non è detto che l’Alleanza Atlantica darà il proprio parere favorevole a tale richiesta in quanto, fino a ora, non ci sarebbe l’intenzione di alterare in senso negativo il quadro strategico globale (il Cremlino ha chiesto, nei giorni scorsi, alla comunità internazionale che ciò non avvenga).

E’ giunto a Kiev il vice presidente americano Joe Biden, in occasione del primo anniversario della rivolta a piazza Maidan, per mostrare la vicinanza della Casa Bianca al popolo ucraino in quanto ha mostrato il suo “coraggio a tutto il mondo”.

Egli ha ammesso l’inaccettabilità della violazione dei confini “perché un paese non è d’accordo con le scelte di un altro” ribadendo il sostegno “alle autorità democraticamente elette”.

Fonti diplomatiche statunitensi hanno comunicato, nelle scorse ore, che probabilmente il Pentagono distribuirà una maggiore quantità di aiuti militari non letali all’esercito ucraino; il motivo per cui saranno esclusi quelli offensivi è scontato e cioè il timore di Obama di entrare in conflitto, dal punto di vista bellico, contro l’uomo forte di Mosca.

Il senatore americano, appartenente al partito Repubblicano, John McCain ha criticato duramente questa scelta sostenendo che sia urgente intervenire in modo più incisivo (cioè concedendo armi letali) ai soldati di Kiev.

Il dicastero della Difesa russo ha comunicato giovedì scorso, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa “Itar Tass”, che l’ottava batteria di missili S -400 Triumf (denominati dall’Alleanza Atlantica SA – 21 Growler) è entrata in funzione nella regione di Mosca ( essa può lanciare fino a 72 missili indirizzati contemporaneamente verso 36 bersagli a una distanza massima di 400 km e ad un’altitudine fino a 50.000 metri) e che è in corso inoltre un progressivo dispiegamento di missili “Iskander” nel distretto militare che coinvolge la regione del Volga River, della Siberia e degli Urali.

Il ministro della Difesa uctaino Stepan Poltorak ha affermato in un comunicato pubblicato sul sito internet ufficiale del dicastero che nel sud-est ucraino sono presenti 7.500 soldati russi e che ciò destabilizza la situazione.

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov non ha escluso che l’etnia russa in Lettonia possa rivoltarsi se salisse al potere un governo che calpestasse i suoi diritti.

Il presidente lituano Dalia Grybauskaite ha definito la Russia, due giorni fa, uno stato terrorista che presto potrebbe aggredire l’intera Europa.

L’ambasciatore russo presso la Nato Alexander Grushko ha dichiarato che l’Alleanza Atlantica ha riconosciuto di non avere prove oggettive sulla presunta concentrazione di forze del suo paese vicino al confine con l’Ucraina e ha annunciato che esso è costretto a prendere adeguate contromisure per difendersi dall’imponente attività militare occidentale nelle sue vicinanze a causa dell’aumento del numero delle esercitazioni volte a rassicurare gli alleati dalla paura dell’espansionismo di Putin.

Il sito di informazione “Stars and Stripes” ha riferito mercoledì scorso che alcuni aerei spia americani hanno sorvolato negli ultimi giorni lo spazio aereo russo riprendendo alcune immagini dei siti militari mentre il ministro degli Esteri di Mosca Sergej Lavrov ha annunciato, questa settimana alla Duma, che il suo paese non tornerà più a rispettare il Trattato sulle forze armate convenzionali in Europa da cui si è ritirato qualche anno fa in quanto l’Alleanza Atlantica non lo ha mai approvato ufficialmente.

Il ministro degli Esteri polacco Grzegorz Schetyna, intervistato dal giornale tedesco “Sueddeuscthe Zeitung”, ha sollecitato l’Unione Europea a preparare nuove sanzioni contro Putin per evitare che annetta anche le autoproclamate repubbliche separatiste di Donetesk e Lugansk.