di Guido Keller –
Angela Merkel, Vladimir Putin, Petro Poroshenko e Francois Hollande, cioè il “gruppo Normandia”, si vedranno in giornata a Minsk, in Bielorussia, per firmare un nuovo accordo di pace.
Al momento sono in corso contatti sui canali ufficiosi per concordare quel “certo numero di punti sui quali abbiamo discusso intensamente negli ultimi tempi”, come aveva avvertito Putin. Tra questi indubbiamente la questione della fornitura da parte degli Usa di armi a Kiev, cosa che, come ha detto il presidente russo, “potrebbe avere conseguenze imprevedibili”; anche il capo del Consiglio di Sicurezza del Cremlino, Nikolai Patrushev, oggi ha ribadito che “Se gli Stati Uniti decideranno di fornire armi all’Ucraina, si tratterà di un’ulteriore escalation del conflitto”.
Ieri, tuttavia, Frau Merkel si è recata negli Usa per incontrare Barak Obama e ricavarne la smussatura delle posizioni, dicendo chiaramente che “Continueremo a portare avanti la soluzione diplomatica, non vedo una soluzione militare a questo conflitto”.
Si ripartirà quindi dagli accordi già raggiunti a Minsk, per cui il padrone di casa Aleksandr Lukashenko, che ha visto Putin a Sochi, ha già fatto sapere che “Faremo del nostro meglio per organizzare il summit con l’obiettivo di ottenere la pace nella nostra casa comune”, orgoglioso per il fatto che sarà la sua Bielorussia ancora una volta teatro di colloqui di prima importanza.
Fra i movimenti ufficiosi della diplomazia in queste ore il gruppo di contatto (Osce, Russia, Ucraina) si sta sentendo con i separatisti di Donetsk e di Lugansk.
Un eventuale fallimento del vertice di Minsk aumenterebbe le probabilità dell’arrivo nello scenario di armi americane, per cui la situazione potrebbe precipitare e portare il conflitto verso esiti insperati, come la cronicizzazione delle ostilità o la trasformazione dell’area in una sorta di stato de iure ucraino, ma di fatto indipendente ed occupato dai militari russi.
Gli obiettivi dell’incontro di Minsk sono a breve e a lungo termine: al momento l’idea che va per la maggiore è quella di procedere secondo una road map, iniziando dal creare una nuova zona cuscinetto interdetta all’artiglieria (quella precedente è stata violata in più occasioni fino ad essere cancellata), quindi prevedere un controllo sovranazionale della tregua e dei confini russo-ucraini, ed individuare lo status delle aree controllate dai ribelli.
Poi si passerà ala questione territoriale, per cui si potrebbe considerare la Crimea definitivamente ceduta alla Russia, e a quella del riconoscimento delle autonomie speciali, i cui costi potrebbero, nelle intenzioni russe, ricadere su Kiev.

