di Giuseppe Gagliano –
La Russia torna ad accusare gli Stati Uniti di aver disatteso gli impegni assunti durante il vertice di Anchorage, trasformando un incontro dai contorni mai chiariti in un nuovo terreno di scontro diplomatico. Le dichiarazioni di alti funzionari russi, da Yuri Ushakov a Sergei Lavrov e Sergei Ryabkov, riflettono il crescente malcontento del Cremlino per quella che considera una promessa mancata sulla gestione del conflitto ucraino.
Secondo la lettura russa, l’intesa avrebbe dovuto favorire il congelamento della linea del fronte, una riduzione del sostegno occidentale a Kiev e il riconoscimento di fatto del controllo russo sul Donbass. Washington, tuttavia, non ha mai confermato pubblicamente alcun accordo di questo tipo, lasciando spazio a interpretazioni divergenti che oggi alimentano la tensione tra le due potenze.
Mosca ritiene inoltre che gli Stati Uniti stiano progressivamente abbandonando il ruolo di mediatori per avvicinarsi alle posizioni più dure sostenute dagli alleati europei. La Russia considera ormai gran parte dell’Europa parte integrante dello sforzo bellico ucraino e guarda con crescente diffidenza a qualsiasi iniziativa diplomatica proveniente dal continente.
A rendere ancora più complesso il quadro contribuisce l’evoluzione della guerra sul terreno. Gli attacchi ucraini contro infrastrutture energetiche e obiettivi strategici all’interno della Russia hanno incrinato l’immagine di un conflitto confinato lontano dai centri vitali del Paese. Kiev punta a colpire la profondità logistica e industriale russa per aumentare i costi della guerra e dimostrare la vulnerabilità dell’avversario.
Anche sul piano economico la pressione cresce. Gli attacchi contro il settore energetico incidono su una delle principali fonti di entrate dello Stato russo, mentre il protrarsi del conflitto continua a consumare risorse finanziarie, capacità produttiva e consenso interno. L’Ucraina, sostenuta dall’Occidente, cerca invece di sfruttare l’innovazione tecnologica e l’impiego massiccio di droni per compensare la disparità di mezzi.
Secondo Kiev, la Casa Bianca avrebbe incoraggiato una maggiore pressione su Mosca nell’ambito della strategia della “pace attraverso la forza”, basata sull’idea che la Russia possa essere spinta a negoziare solo di fronte a costi crescenti. Gli Stati Uniti ribadiscono il sostegno alla sovranità ucraina e ritengono che il tempo non giochi più a favore del Cremlino.
Nonostante le dichiarazioni di disponibilità al dialogo da parte di Lavrov, oggi non esiste un vero processo negoziale condiviso. Russia, Ucraina, Stati Uniti ed Europa continuano a perseguire obiettivi differenti e incompatibili. Anchorage resta così il simbolo di un equivoco strategico: per Mosca rappresentava l’inizio di una possibile soluzione favorevole, per Washington un confronto dai contenuti mai formalizzati. Nel frattempo la guerra prosegue, estendendosi ben oltre il campo di battaglia e coinvolgendo diplomazia, economia, energia e consenso politico in una sfida di logoramento sempre più ampia.




