di Giuseppe Ianniello –
4.638 vite umane perse. A tanto ammonta il numero dei morti in nove mesi di guerra nell’Ucraina orientale: a renderlo noto lo scorso 12 dicembre è stato l’Ocha, l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari. Il numero raccoglie ribelli filorussi, militari ucraini, civili e le 298 vittime del volo Malaysian Airlines, abbattuto lo scorso luglio.
Nello stesso report vengono indicati anche i feriti, ben 10.423. I dati sono arrivati nella prima giornata di reale “cessate-il-fuoco”, 24 ore senza ostilità e senza morti, non accadeva da 7 mesi. “E’ la prima volta che non mi annunciano che un soldato ucraino è stato ucciso o ferito durante la notte. Ma tutto resta molto fragile”, le parole del presidente ucraino Petro Poroshenko nel corso di una visita ufficiale in Australia.
Il 20 novembre scorso l’Onu aveva presentato un bilancio di 4.317 caduti in guerra, cosa che fa pensare che in tre settimane le vittime sono aumentate di oltre 300.
Sono invece 542.082 le persone costrette ad abbandonare la propria abitazione e la propria città e che sono state ospitate nel paese, mentre altre 567.956 hanno trovato rifugio all’estero.
Oggi l’Ucraina si presenta come un paese instabile, con la Crimea annessa alla Russia e le regioni di Donetsk e Lugansk autoproclamatesi indipendenti, parte della frontiera in mano ai ribelli e continue interferenze della Russia. Intere classi di giovani sono state richiamate al servizio militare.

