di Enrico Oliari –
L’Unione Europea starebbe per introdurre nuove sanzioni nei confronti della Russia per rispondere alle continue violazioni del cessate-il-fuoco stabilito a Minsk nelle riunioni del 5 e del 19 settembre: Mosca infatti continuerebbe ad appoggiare la rivolta delle regioni dell’est dell’Ucraina, lasciando nel paese tutt’ora militari russi. A Bruxelles si parla già di reintrodurre il visto per i passaporti diplomatici e di sospendere il processo di facilitazione per l’ottenimento dei visti, in risposta anche al recente caso della euoroparlamentare tedesca Rebecca Harms, respinta una settimana fa all’aeroporto di Mosca.
Per quanto il mondo dell’economia continui a spingere per l’annullamento delle sanzioni, Estonia, Lettonia, Polonia e Lituania spingono per la linea dura, ora invocata anche dal governo tedesco.
Proprio ieri Angela Merkel si è sentita al telefono con il presidente russo Vladimir Putin e, per quanto in passato abbia appoggiato il dialogo con Mosca, da quanto si apprende nella conversazione la Cancelliera “ha sottolineato la responsabilità della Russia”, richiamandola “a esercitare la sua influenza” sui separatisti.
Di certo vi è che la tregua è ora solo sulla carta, in quanto da giorni vi sono continui scontri con morti fra l’esercito e i separatisti, i quali stanno cercando di prendere il controllo dell’aeroporto di Donetsk per poi puntare sulla città costiera di Mariupol; l’artiglieria di Kiev, che doveva essere spostata al di fuori della zona cuscinetto di 30 km., ha bombardato oggi alcuni quartieri residenziali di Donetsk: il viceministro degli Esteri russo Aleksei Meshkov ha reso noto che un operatore della Croce Rossa, un cittadino svizzero, è rimasto ucciso sotto le bombe.
Nonostante la crisi e i 3.200 morti, la Banca Mondiale ha esortato oggi il governo di Kiev a fare le riforme per combattere statalismo e corruzione: fuga degli investitori, costi del conflitto, crisi del gas, economia disastrata e corruzione stanno spingendo l’Ucraina, come ha spiegato il capo dell’ufficio della Banca Mondiale in Ucraina, Qimiao Fan, “ad affrontare sfide e rischi senza precedenti”; ha poi aggiunto che “l’interruzione delle attività economiche nell’Est ha provocato un calo del Pil più profondo delle aspettative”, dell’8%, anche perché le regioni ribelli di Lugansk e di Donetsk rappresentano il 16% del Pil del paese.

