di Marco Paganelli –

Non si fermano le violenze nel Donbass, dove, stando a quanto riportato dai separatisti, nelle ultime ore alcuni civili fra i quali due bambini sono morti a causa dei bombardamenti nella regione di Lungansk, per la precisione a Pervomaisk, città ponte tra Lugansk e Donetsk. Altri due civili sono morti a Kirovsk, centro controllato dai ribelli, ma vi sono stati anche spari contro un convoglio degli osservatori dell’Osce.

A rendere noto questo ultimo fatto, avvenuto nei pressi di Marinka (città controllata dall’esercito regolare, a 15 km. da Donetsk) è stata la stessa Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, la quale ha riferito in un nota ha riferito che ad aprire il fuoco è stato un uomo “in uniforme” e che “I proiettili sono passati a un paio di metri dal secondo veicolo” del convoglio.

Un rapporto delle Nazioni Unite ha reso noto che sono almeno mille i morti nella regione dal cessate-il-fuoco del 5 settembre, ovvero 4.317 persone uccise e 9.921 ferite dall’inizio della crisi.

La Commissione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha confermato la presenza di militari russi in Ucraina orientale.

Anthony Blinken, neo sottosegretario di Stato americano, ha dichiarato nelle scorse ore al Congresso che a suo avviso il Pentagono dovrebbe concedere aiuti militari letali al governo del paese per combattere i separatisti e che ciò potrebbe essere discusso nei prossimi giorni nell’incontro a Kiev tra il vice presidente degli Stati Uniti Joe Biden e le autorità locali.

Il ministero degli Esteri di Mosca ha condannato tale eventualità definendola una possibile “violazione degli accordi di Minsk e del diritto internazionale”.

L’ipotesi in questione appare improbabile in quanto, in passato, la Casa Bianca ha evitato di agire in tale modo per non entrare in conflitto, dal punto di vista bellico, contro il Cremlino il quale ha chiesto ieri alla comunità internazionale la garanzia che l’esecutivo di Poroshenko non entri nella Nato.

Il ministro degli Esteri ucraino Yevhen Perebyini, però, ha respinto questa affermazione provocatoria dichiarando che una scelta così importante spetta solo al suo popolo.

Il capo della Farnesina Paolo Gentiloni ha affermato, in un’audizione al Senato, che la crisi ucraina non può essere risolta mediante nuove sanzioni dell’Unione Europea contro la Russia in quanto l’unica opzione possibile resta il dialogo diretto tra Mosca e Kiev.