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La prima dichiarazione del neo-eletto presidente dell’Ucraina, Petro Poroshenko, ha riguardato la penisola della Crimea annessa in modo unilaterale dalla Russia, ovvero “il ritorno della Crimea all’Ucraina e la difesa degli ucraini che vivono in Crimea”.
Poroshenko ha già fatto sapere di voler mantenere l’attuale squadra di governo del dopo Yanukovich a guida Arseny Yatsenyuk, da lui ritenuta “piuttosto efficace”, e ha detto che come prima visita si recherà in Polonia, il 4 giugno.
Da Mosca il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha detto di essere pronto al dialogo con il neo-eletto, ma “senza mediatori” ed ha mostrato di non gradire l’ipotesi di viaggio di Poroshenko in Polonia, il Paese più attivo in Ue nel chiedere l’isolamento della Russia e l’integrazione dell’Ucraina nella Nato.
Dalla Russia dov’è rifugiato l’ex presidente Viktor Yanukopvich ha commentato che “Non importa la percentuale di popolazione che è andata alle urne, rispetto qualsiasi scelta abbiate preso, una scelta compiuta nel momento più difficile per la nostra patria”.
Intanto prosegue a est l’azione dei militari ucraini per riprendere il controllo delle regioni ribelli, ormai abbandonate da Putin; nell’autoproclamata “Repubblica Popolare di Donetsk” è stata imposta la legge marziale con “L’obiettivo di ripulire il territorio dalle truppe ucraine”.
In seguito ad un raid notturno dei filo-russi è stato chiuso oggi l’aeroporto di Donetsk.

