di Guido Keller –
BERLINO. Il fallimento dell’incontro di ieri a Berlino fra i ministri degli Esteri di Germania (Frank-Walter Steinmeier), Russia (Serghei Lavrov), Francia (Laurent Fabius) e Ucraina (Pavlo Klimkin), ha fatto saltare il vertice previsto per dopodomani ad Astana, in Kazakistan, che doveva essere risolutivo per la crisi ucraina.
A riferirlo è stato il capo della diplomazia tedesca Frank-Walter Steinmeier, il quale ha spiegato che a Berlino ci si è confrontati in modo aperto, ma che non vi sono stati i risultati sperati, necessari a procedere con il vertice dei capi di Stato e di governo del 15 gennaio: nella capitale kazaka sarebbero dovuti convenire il presidente francese Francois Hollande, il russo Vladimir Putin, l’ucraino Petro Poroshenko e la cancelliera tedesca Angela Merkel per discutere di Ucraina e del ritiro delle sanzioni nei confronti di Mosca.
Steinmeier ha spiegato che per districare la questione è necessario un nuovo incontro del Gruppo di Contatto, cioè di Russia, Ucraina, ribelli e Osce, “al fine di procedere verso la piena attuazione degli accordi di Minsk” del 5 settembre, i quali prevedono una tregua nelle regioni orientali dell’Ucraina, spesso violata dalle parti, l’arrivo a Donesk e a Lugansk di viveri e di generi di prima necessità, lo scambio di prigionieri, ma anche un’iniziativa per la valorizzazione delle autonomie delle regioni russofone.
Proprio oggi un proiettile ha centrato in pieno un autobus vicino a Donetsk, capoluogo dell’omonima regione separatista ucraina, causando la morte di almeno 10 persone e 13 feriti.
Steinmeier ha quindi puntualizzato che dopo la seduta del Gruppo di Contatto, “se ci saranno progressi”, i ministri degli Esteri torneranno a vedersi settimana prossima.
Il capo della diplomazia russa, Serghei Lavrov, ha affermato la necessità di arrivare “a una soluzione globale e pacifica della crisi in atto” attraverso un processo di coinvolgimento delle regioni, delle istituzioni nazionali e delle forze politiche ucraine, ovvero ad una riforma dello Stato che, come dagli accordi di Minsk, arrivi a concedere “il riconoscimento di uno status speciale alle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk”.
“Questo processo politico può avere successo solo se verrà avviato un dialogo diretto” con i rappresentanti di Donetsk e Lugansk, che “devono sentirsi coinvolti come partner alla pari”, ha insistito Lavrov.

