di Guido Keller –
Lo scorso 26 settembre è stato siglato a Bruxelles un accordo su mediazione dell’Unione Europea fra la Russia, rappresentata dal ministro dell’Energia Alexandrei Novak, e l’Ucraina, per la quale vi era il collega Volodymyr Demtchychyne, per la fornitura di gas in vista dell’inverno prossimo e per garantire l’afflusso di energia verso l’Europa. Il timore di Mosca, infatti, era che Kiev, come già successo in passato, potesse indebitamente bloccare parte del gas diretto a occidente per uso proprio.
Maros Sefcovic, mediatore dell’Ue, aveva affermato così che “Abbiamo appena firmato un accordo trilaterale per il prossimo inverno”, un “pacchetto invernale” che rappresenta una “tappa cruciale verso la garanzia che l’Ucraina abbia riserve di gas sufficienti per il prossimo e perché non ci sia alcuna minaccia per un transito continuo e affidabile verso l’Ue”.
Oggi il presidente russo Vladimir Putin ha dato la sua stoccata a Kiev sottolineando che, per quanto riguarda le forniture all’Ucraina, “Inizialmente sarà possibile attingere al volume rimanente di gas pompato negli impianti di stoccaggio sotterraneo per 500 milioni”, “Ma poi ci sarà bisogno di pagare per tutto l’inverno per le forniture russe, per 3 miliardi di dollari circa. Da dove prendono i soldi (gli ucraini, ndr.) senza l’assistenza dei paesi europei? Quindi, se in questo accordo c’è l’obbligo di fornire finanziamenti da parte europea, è di fondamentale importanza”.
In realtà Sefcovic aveva spiegato che l’Ue agevolerà il finanziamento dell’acquisto di gas da parte dell’Ucraina attraverso la Banca Mondiale o il Fondo monetario internazionale, “ma non fornirà finanziamenti supplementari”.
E’ tuttavia palese che come l’Ue abbia necessità di acquistare gas (e per questo ha diversificato i fornitori, tanto che il principale per l’Italia resta l’Algeria), la Russia abbia bisogno di venderlo al ricco mercato europeo, vista la situazione di recessione che sta interessando il paese.

