di Enrico Oliari

Mentre la situazione in Crimea sembra dirigersi verso un punto di non ritorno, tanto che Alexander Vitko, comandante della flotta russa del Mar Nero con base a Sebastopoli, avrebbe lanciato un ultimatum alle unità militari ucraine presenti nella penisola (notizia poi smentita dallo stesso Comando della flotta, l’Unione europea e gli Stati Uniti stanno pensando se e quali sanzioni introdurre nei confronti della Russia.

La riunione dei ministri degli Esteri tenutasi a Bruxelles ha dimostrato per l’ennesima volta la mancanza di una politica europea unica, cosa comprensibile se si pensa alle relazioni ed agli interessi che i singoli paesi, a cominciare da Italia, Germania e Francia, hanno in essere con Mosca. Per questo motivo nella bozza del documento finale i 28 ministri hanno ipotizzato “future sanzioni mirate” da considerare “in assenza di una soluzione concordata”. Solo al vertice italo-russo di Trieste dello scorso 26 novembre, ad esempio, Roma e Mosca hanno firmato 30 accordi di cooperazione, alcuni dei quali inerenti il campo dell’energia, un quadro impossibile da vanificare imponendo sanzioni per la difesa di un paese, l’Ucraina, la cui situazione economica richiederebbe prestiti per almeno 50 mld di euro.

Più determinati sono gli Stati Uniti: il Dipartimento di Stato ha diffuso una nota nella quale si legge che “A questo punto non stiamo solo considerando le sanzioni per le azioni della Russia, bensì è probabile che le metteremo in atto e ci stiamo preparando per questo”. La portavoce del Dipartimento, Jen Psaki, ha quindi affermato che gli Stati Uniti hanno “a disposizione un’ampia gamma di opzioni”.