di Guido Keller –
Infuria la battaglia a Maiupol, città strategica dell’Ucraina orientale situata sul mar di Azov, che i ribelli filorussi cercano di prendere per garantire la continuità territoriale da Donetsk alla Crimea.
Le notizie parlano di una trentina di morti e di un centinaio di feriti in un attacco sferrato dai ribelli con partenza dall’aeroporto, che controllano, ad un sobborgo della città, portato avanti con una rapidità tale da trovare impreparati i militari ucraini.
Ieri un missile Grad sparato dai ribelli sulla città ha ucciso almeno 15 persone e ne ha ferite 46, tra le quali una ragazzina di 12 anni.
L’offensiva, per altro annunciata ieri, è stata confermata in una conferenza stampa dal leader dei separatisti filorussi Alexander Zakharchenko; l’Osce ha inviato a Mariupol, che conta 480mila abitanti, propri osservatori verificare le notizie e redigere rapporti neutrali, mentre il premier Arseniy Yatsenyuk ha chiesto la convocazione di una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Il presidente ucraino Petro Poroshenko è rientrato in anticipo dall’Arabia Saudita dov’era per i funerali di re Abdullah, e in comunicato ha fatto sapere che “Noi siamo per la pace, ma rileviamo la sfida del nemico. Difenderemo la nostra patria da veri patrioti”: quanto sta accadendo a Mariupol è un “atto di terrorismo” e un “crimine contro l’umanità, i cui colpevoli devono essere giudicati all’Aia”.
Per domani Poroshenko ha convocato una riunione del Consiglio della sicurezza nazionale e di difesa “per mettere in opera misure supplementari vista la brusca degradazione della situazione nell’est”. Pavlo Klimkin, ministro degli Esteri, se l’è presa con la Russia, la quale “continua a sostenere le azioni terroristiche nel Donbass e i cui soldati stanno partecipando ai combattimenti contro l’Ucraina: essa è pienamente responsabile per le vittime innocenti di Volnovakha, Debaltseve, Donetsk, Mariupol e di molte altre città e villaggi”.
Diverse testimonianze da Mariupol riferiscono di una popolazione sotto shock e le autorità municipali hanno invitato gli abitanti a non cedere al panico.
La Pesc Federica Mogherini ha rivolto un appello a Mosca perché “usi la sua considerevole influenza sui leader separatisti e fermi ogni forma di sostegno militare, politico e finanziario”. “L’ulteriore escalation del conflitto armato” nell’est dell’Ucraina “condurrà inevitabilmente ad un ulteriore grave deterioramento delle relazioni tra la Ue e la Russia”, ha ribadito Mogherini.
Già in agosto i ribelli separatisti avevano cercato di prendere Mariupol, ma erano stati respinti con fatica dall’esercito, al prezzo di importanti perdite.

