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Dopo l’incontro di Ginevra del 17 aprile, anche quello fra il presidente russo Vladimir Putin e il rappresentante dell’Osce Didier Burkhalter sembra non fornire effetti immediati: i ribelli filo-russi dell’autoproclamata “Repubblica popolare di Donetsk” hanno risposto in senso negativo all’invito di Putin di non tenere il referendum secessionistico dell’11 maggio. A comunicarlo è stato il il co-presidente “Governo della Repubblica popolare di Donetsk”, Miroslav Rudenko. Ieri il presidente russo aveva ufficialmente detto che “Chiediamo ai rappresentanti del sud-est dell’Ucraina di rinviare il referendum previsto l’11 maggio, per creare le condizioni per un dialogo”.

Intanto il Segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha rilevato che non vi sono stati segnali del ritiro delle truppe russe dai confini con l’Ucraina, smentendo così le recenti affermazioni di Putin, il quale aveva fatto sapere di aver ordinato il ritiro delle truppe.

Da Varsavia Rasmussen ha comunicato che la Nato “non esiterà ad adottare ulteriori misure, qualora fosse necessario” per rafforzare le difese sui confini orientali, come “esercitazioni su vasta scala, piani di difesa rivisti e dispiegamenti veri e propri”.