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L’Ucraina Radio Svodoba ha riportato un comunicato del Consiglio nazionale per la Sicurezza e la Difesa in cui si legge che “Circa 300 combattenti della Repubblica popolare di Donetsk hanno cercato questa notte di rompere l’accerchiamento, ma le guardie di frontiera russe hanno aperto il fuoco costringendo i terroristi a rientrare sul territorio ucraino”[1].
A dar man forte ai filo-russi sono infatti entrati in Ucraina centinaia di combattenti, spesso mercenari, dal Caucaso e dalla Cecenia.
Come ha spiegato il segretario dell’Ufficio stampa del Centro analitico del Consiglio, Andriy Lysenko, “Non è la prima volta che mercenari arrivati prima dalla Russia vengono poi ricacciati in Ucraina. Perciò il Comando dell’Ato (Forze dell’operazione antiterrorismo, ndr.) dà la possibilità ai terroristi di abbassare le armi e di consegnarsi. Sempre più combattenti scelgono questa soluzione”. Il Comando dell’Ato ha anche aperto una linea telefonica per coloro che si vogliono consegnare alle autorità ucraine.
Intanto da Berlino, dove si è tenuto un vertice fra i ministri degli Esteri di Germania (Steinmeier), Francia (Fabius), Ucraina (Klimkim) e Russia (Lavrov), è venuto l’impegno ad un cessate il fuoco duraturo: come ha spiegato il ministro tedesco, “Mosca e Kiev si sono mostrati d’accordo sulla necessità di intraprendere passi per stabilizzare la situazione nell’est dell’Ucraina e ottenere un nuovo cessate il fuoco”.
Sono 200 i militari di Kiev che hanno perso la vita nelle operazioni per la ripresa del controllo delle regioni orientali del paese, mentre ancora non vi sono dati certi (si pensa a qualche centinaio) in merito alle vittime dalla parte dei filo-russi.
Quel che appare chiaro è che Mosca ha ormai girato le spalle ai filo-russi, anche perchè evidentemente quanto accaduto rientra nell’ottica di una strategia della tensione studiata da Putin per consolidare l’annessione della Crimea.
[1] Radio Slodova.

