di Guido Keller

La centrale nucleare di Zaporizhia, attiva dagli anni Ottanta e ad oggi la più grande d’Europa, continua ad essere al centro delle trattative per il cessate-il-fuoco in Ucraina. Il piano proposto da Donald Trump Usa è quello di una gestione Usa dell’impianto, e della divisione al 50 percento dell’energia prodotta tra l’Ucraina e la Russia. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky punta invece sì a una gestione Usa, ma a trattenere la totalità dell’energia prodotta, la quale già oggi rappresenta un quinto di quella erogata nell’intera nazione.

L’impianto, che conta sei reattori di cui uno prossimo alla scadenza (2030), è occupato dalle forze russe dal 2022, e in risposta a Zelensky il presidente russo Vladimir Putin ha rilanciato parlando di una gestione condivisa di Usa e Russia della centrale, con quindi l’esclusione dell’Ucraina. Come riportato dal Kommersant, su pressione statunitense all’Ucraina sarebbe comunque garantita la fornitura di energia, mentre gli Usa sarebbero interessati anche a sfruttare le risorse minerarie della regione.

Putin ha ricordato che gli esperti ucraini continuano a lavorare nella centrale, ma che ora hanno passaporti russi.