di Enrico Oliari –
Non si tratta di una novità e siamo ancora più alle ipotesi che alla concretezza, ma il The Wall Street Journal ha riportato alcuni punti del piano di pace per l’Ucraina di Donald Trump. In campagna elettorale Trump ha affermato più volte di voler porre fine alla guerra ucraina, innescatasi con la (al momento mancata) adesione dell’Ucraina alla Nato e con il mancato rispetto del Protocollo di Minsk-II (autonomie del Donbass) e la conseguente invasione russa.
Tra i consiglieri del presidente rieletto vi sono tuttavia due linee, ovvero la chiusura immediata del conflitto, che comporterebbe la chiara vittoria dei russi, e un’uscita più articolata ma che richiederebbe più tempo, con l’obiettivo di arrivare a una sorta di pari e patta.
In realtà, per quanto la stampa occidentale si prodigherà in voli pindarici, difficilmente si potrà allontanare i russi dal Donbass senza importanti concessioni e cioè riconoscendone la vittoria, immagine della palese sconfitta dell’intera classe politica che governa l’Ue.
I punti del piano di Trump dovrebbero così prevedere, come riportato dal The Wall Street Journal, la cessione del 20% del territorio ucraino alla Russia, cioè dei territori oggi occupati, compresa la Crimea; obbligare l’Ucraina a rinunciare all’entrata nella Nato per un periodo di almeno 20 anni, in cambio l’Ucraina continuerebbe a ricevere armi e aiuti dagli Usa; entrambe le parti dovranno concordare una zona demilitarizzata di 1.300 chilometri; ne’ gli Usa, ne’ l’Onu dovranno costituire forze di pace: “noi potremo addestrarli – ha affermato uno dei consiglieri di Trump – ma lasciamo che siano i polacchi, i tedeschi, gli inglesi e i francesi a inviare uomini a loro spese”.
Per costringere il presidente ucraino agli accordi, i consiglieri di Trump hanno avvertito che “è in corso di valutazione la possibilità di interrompere gli aiuti militari all’Ucraina”.
Al momento non vi sono indicazioni su punti non meno importanti dell’ipotetica proposta, tra cui la revoca bilaterale delle sanzioni, il decongelamento dei beni russi, la consegna dei prigionieri, il ripristino delle relazioni tra Russia e occidente, e la ricostruzione. Quest’ultimo tema, con conferenze già realizzate in occidente (a Roma), è particolarmente delicato: la fetta italiana della torta della ricostruzione interesserebbe il Donbass, il quale per Trump ricadrebbe sotto il controllo russo.
Trump si dimostrerebbe così realista, anche perché vendere armi fa sempre bene all’economia Usa, a patto che chi le compra sia in grado di pagarle, e prima o poi i prestiti finiscono per non essere più rimborsabili.
Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha risposto alle indiscrezioni del quotidiano statunitense ricordando che “non abbiamo mai rifiutato il contatto con nessuno, e anche il presidente Putin ha sempre sostenuto che parlare è sempre meglio che isolarsi dagli altri’.




