di Ehsan Soltani –
L’esercito ucraino sta continuando la sua avanzata per liberare dagli insorti filo-russi la parte orientale del paese: messi sotto pressione, gli insorti hanno rilasciato gli osservatori Osce (in realtà 7 osservatori, un interprete e 5 militari ucraini) sequestrati a Slaviansk lo scorso 26 aprile in quanto accusati di essere “spie della Nato”.
La notizia è stata data dall’autoproclamatosi sindaco della città ribelle Viaceslav Ponomariov e confermata dall’inviato di Mosca, Vladimir Lukin, il quale ha riferito alla tv Russia Today che “Tutte le 12 persone che figuravano nel mio elenco sono state liberate”.
Le informazioni che arrivano parlano di scontri fra i militari e i filorussi a Kramatorsk; Ponomariov ha riferito di 10 civili uccisi nel vicino villaggio di Andreievka, i quali si opponevano all’avanzata di un corteo di auto di ultra-nazionalisti guidati da Pravi Sektor.
E mentre il ministro dell’Interno, Arsen Avakov, ha riferito della presa del controllo di una torre della televisione nei pressi di Slaviansk, a destare scalpore sono proprio le azioni degli ultra-nazionalisti, ai quali si sono uniti ultrà del calcio, che ad Odessa hanno dato fuoco alla casa del Sindacato lanciando bombe molotov contro le finestre del secondo e del terzo piano dell’edificio: nel rogo provocato dai 1500 esagitati sono morte almeno 42 persone, quasi tutte soffocate mentre altre si sono schiantate al suolo nel tentativo di fuggire alle fiamme; il bilancio potrebbe aggravarsi. Le Forze dell’ordine hanno arrestato 130 persone e, nel tentativo di riportate la situazione alla calma, nella città sul Mar Nero è giunta Yulia Tymoshenko, l’ex premier scarcerata dopo i moti di Piazza Maidan e ora candidata per il partito Batkivshchina (Patria) alle prossime presidenziali.
Ora gli ultra-nazionalisti arrestati, che sono entrati anche in conflitto con gli agenti di polizia, rischiano l’accusa di omicidio premeditato e di partecipazione ai disordini; a Odessa è stato proclamato il lutto cittadino, ripreso poi dal presidente del paese Oleksandr Turchynov, il quale è intervenuto dicendo che “La giornata del 2 maggio e’ stata tragica per l’Ucraina: ho firmato un decreto per osservare due giorni di lutto, tanto pet gli eroi morti nel corso dell’operazione anti-terrorismo che per coloro che sono deceduti nei tragici fatti di Odessa”.
Notizie da Kramatorsk danno pesanti combattimenti tra l’esercito, giunto con i blindati, e i miliziani filo-russi: le truppe ucraine hanno riconquistato la sede dei Servizi segreti. E proprio l’intelligence ucraina (Sbu) ha reso nota la presenza a Odessa, Kramatorsk e Slaviansk di infiltrati insurrezionalisti della Transnistria, la striscia di terra a est della Moldavia che da tempo cerca di unirsi alla Russia. Secondo quanto riportato dalla Sbu, a fianziare i filo-russi vi sarebbero due funzionari fedelissimi del deposto presidente Viktor Yanukovich, Serhiy Arbuzov e Oleksander Klymenko, che ora “si nascondono in un Paese vicino”.
La situazione è incandescente, l’est del paese sembra essere sull’orlo della guerra civile.
Da Mosca il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha ammesso di non sapere ancora come rispondere alla crescente violenza ed ha spiegato che la situazione è sfuggita di mano, che la Russia non ha più il controllo delle milizie di auto-difesa: si tratta dei filorussi che la Russia stessa sobillava per alzare la tensione, probabilmente per tenere per sé una volta per tutte la Crimea o ancora strappare altri lembi di Ucraina ed annetterli al proprio territorio.
Anche per questo l’accusa di Putin rivolta a Kiev di essere dietro i manifestanti ultra-nazionalisti di Odessa, come pure la richiesta del presidente del Senato Aleksandr Torshin di una commissione internazionale per indagare sugli scontri e sull’incendio, sembrano deboli e fuori tempo.
Gli Stati Uniti hanno chiesto a Mosca per bocca di un portavoce del Dipartimento di Stato di “ristabilire l’ordine” in quanto “La violenza e il disordine che hanno portato a tanti morti e feriti assurdi sono inaccettabili”, ma anche la mano di Kiev è pesante, con un Avakov che ha dichiarato che “Non ci fermeremo”, specie dopo gli elicotteri abbattiti ieri dai filo-russi a Slaviansk con missili portatili Manpads. Di produzione russa.

