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Come stabilito dal Consiglio dei ministri Ue dello scorso 15 agosto, le potenze occidentali sono al lavoro per riuscire a trovare una soluzione diplomatica alla crisi ucraina.

Di certo non giovano all’incontro di Berlino fra il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e il collega ucraino Pavlo Klimkin i continui bombardamenti su Lugansk e Donetsk, come neppure l’abbattimento di un Mig-29 da parte degli insorti, poi caduto nella regione di Lugansk, il cui pilota è riuscito a salvarsi ed a essere soccorso da unità dell’esercito regolare.

E’ invece stato trovato un accordo tra le autorità russe e quelle ucraine circa il carico di aiuti umanitari russi diretti nelle regioni orientali dell’Ucraina, 300 camion con 1.800 tonnellate di generi di prima necessità e di medicinali: ad annunciarlo è stato Pascal Cuttat, responsabile del Comitato internazionale della Croce rossa in Russia, il quale ha riferito che “I due governi si sono accordati sulle modalità per procedere all’ispezione del convoglio”.

Gli aiuti saranno portati oltreconfine dalla Croce Rossa internazionale, che però ha chiesto “garanzie di sicurezza”.

Mosca ha invece negato la dichiarazione del nuovo premier dell’autoproclamata “Repubblica popolare di Donetsk”, Aleksandr Zakharcenko, il quale ha annunciato l’arrivo di rinforzi russi agli insorti, ovvero di “150 mezzi blindati, tra cui 30 carri armati, e 1.200 uomini addestrati per quattro mesi in Russia”.

Forze dell’esercito stanno entrando a Lugansk, dove fonti informano che è stata conquistata una stazione di polizia.