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Nonostante le continue minacce di chiudere i mercati ad est, il Consiglio dei ministri dell’Ucraina ha preso la decisione di avvicinarsi all’Unione Europea e di firmare in novembre a Vilnius, in Lituania, il cambio di rotta definitivo: ha scelto così, davanti all’out out, di abbandonare la strada dell’Unione doganale proposta da Mosca per aprirsi completamente a occidente.

Il consigliere di Putin, Sergej Glaziev, ha affermato che “i produttori ucraini perderanno i mercati russi, bielorussi e kazaki. Anche la cooperazione nel campo della meccanica dovrà passare test molto severi. Aggiungere dazi comporta la fine della cooperazione in molti rami dell’economia”, ma, nonostante l’industria specialmente siderurgica dell’Ucraina sia ancora molto collegata a quella russa, Kiev sembra intenzionata a percorrere fino in fondo la sua strada.

In questa chiave lo scoglio Timoshenko appare come del tutto suoerabile ed anzi, una moneta di scambio da mettere sul tavolo delle trattative con i nuovi alleati.