Ucraina. La posizione strategica dell’Europa dietro la guerra

di Paolo Falconio *

L’atteggiamento assertivo e militarista dell’Europa nel conflitto ucraino ha suscitato molte speculazioni. Sono molte le analisi che guardano agli effetti di questa politica, ma nessuna affronta le ragioni alla base della postura europea.
La domanda ha una sua ratio poiché risulta evidente che l’Europa non rappresenta una minaccia per la Russia, e attualmente la Russia non mostra né l’intenzione né le capacità per invadere l’Europa (escludendo scenari nucleari). Con questi presupposti da dove nasce, allora, la retorica allarmista de “i russi a Lisbona” o le narrazioni russofobiche e simili?
La chiave sta nel distinguere la geopolitica dall’economia: la geopolitica riguarda la sopravvivenza; l’economia, la prosperità. Senza sicurezza, la ricchezza perde significato.
Il sostegno incrollabile dell’Europa all’Ucraina non è semplicemente morale o economico, è esistenziale. Esiste una correlazione tra UE e NATO. Nello schema internazionale l’Unione Europea attiene alla prosperità del continente, mentre la funzione della sua sicurezza è stata affidata alla NATO.
Sia l’UE che la NATO hanno investito molto in questa guerra. Da una parte le leadership europee hanno sostenuto l’idea di una Russia debole e prossima al collasso economico. Su questa base è stato speso un importante capitale politico che ha comportato anche una significativa crisi economica soprattutto per via delle sanzioni che hanno colpito le forniture di energia a basso costo dalla Russia. Dall’altra parte la NATO ha avuto un ruolo chiave nell’addestramento e nella fornitura di sistemi d’arma che avrebbero dovuto consentire agli ucraini di potersi difendere efficacemente.
Dopo tre anni di guerra, oggi l’Ucraina rischia il collasso sotto la pressione delle forze armate russe. In assenza del supporto americano e di fronte ai limiti strutturali europei, l’ipotesi di un cedimento dell’esercito ucraino o addirittura dello Stato è plausibile. Un fatto che verrebbe letto come una sconfitta della NATO e ne minerebbe la credibilità in termini di deterrenza. I segnali di indebolimento sono già visibili.
In questo contesto l’Europa continua a dipendere dalla NATO, cioè dagli Stati Uniti, per la propria sicurezza. Secondo uno studio dell’Istituto per le Politiche europee, l’Europa non è ancora in grado di sostenere operazioni militari su larga scala senza il supporto statunitense. La presidenza Trump non aiuta. Trump non ha l’autorità né i voti in Congresso per sciogliere la NATO, ma mostra chiaramente scarso affetto per il Trattato Atlantico e ridurrà ulteriormente la presenza americana nel vecchio continente. Assecondare le richieste del presidente statunitense ha costretto l’Europa a ripensare le proprie politiche di difesa, aumentando significativamente la spesa militare e rilanciando iniziative come PESCO e il Fondo Europeo per la Difesa.
Tutto ciò ha un obiettivo sottostante: mantenere in vita la NATO. Se la NATO crollasse o comunque venisse indebolita al punto da non essere più credibile, l’UE si sgretolerebbe. Vecchie divisioni, a lungo sopite, potrebbero riemergere. Si immagini una Germania riarmata al di fuori del quadro (di controllo) della NATO, come reagirebbero Francia o Polonia?
La vera minaccia non è un’invasione russa, ma un ritorno al passato frammentato dell’Europa: un continente di Stati in competizione tra loro, impegnati nella lotta per la sopravvivenza anziché nella competizione di una prosperità condivisa. Le tensioni intraeuropee aumenterebbero drasticamente.
La lealtà dell’Europa verso Washington deriva da questa dipendenza: il legame transatlantico garantisce la stabilità continentale. La sopravvivenza della NATO è alla base della sopravvivenza dell’UE.
Dall’altra parte, anche la Russia che considera questa guerra esistenziale, scorge la possibilità di un obiettivo ultroneo in caso di una vittoria netta. Ossia innescare un effetto domino potenzialmente in grado di disarticolare le due istituzioni sovranazionali più riuscite dell’occidente: la NATO, ma in particolare l’UE. È una partita a scacchi che la Russia gioca da tempo, sebbene finora confinata a una guerra ibrida autonoma (ossia al di fuori di un conflitto cinetico). Una vittoria di questo tipo in Ucraina infatti aprirebbe la porta a spinte potenzialmente in grado di provocare il collasso dell’architettura europea e forse anche del sistema di sicurezza occidentale.
Si tratta di uno scenario inevitabile, ma ignorare il rischio per la NATO e in particolare per l’UE derivante dal collasso dell’Ucraina sarebbe ingenuo.

* Membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI).