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Dopo il nulla di fatto dell’incontro fra la Russia e l’Ucraina tenutosi nei giorni scorsi a Vienna, il ministero russo per l’Energia ha reso noto che non vi sarà nessun ritocco dei prezzi per le forniture di gas a Kiev: in una nota si legge infatti che “Il prezzo è stato determinato in base alla formula contenuta nel contratto, così come lo sconto”. Vengono così smentite le voci che davano un’offerta di Mosca con un prezzo finale di 247 dollari per mille metri cubici.

Visti i precedenti, la russa Gazprom si fa versare dall’Ucraina un sostanzioso acconto per l’acquisto del gas, ma le casse di Kiev sono sostanzialmente vuote anche per il costo della crisi del Donbass.

L’Ucraina produce per il 40 per cento il proprio fabbisogno di gas, che è di 50 miliardi di metri cubici all’anno.

Sempre in tema di Ucraina e di tensioni con Mosca c’è da registrare la dura reazione del Cremlino, che ha definito “inaccettabile” l’espulsione dal territorio ucraino di Alexandra Tcherepnina, giornalista della tv russa Pervy Kanal, accusata di “attività distruttive”. La donna aveva realizzato un servizio in cui mostrava una ragazza ucraina fare il saluto nazista in mezzo a svastiche e affermava di voler uccidere i russi, come pure le immagini della commemorazione di un controverso eroe nazionalista russo. Tcherepnina aveva commentato che le autorità filo-occidentali di Kiev spingevano i giovani al nazionalismo antirusso.

Non si tratta del primo caso di espulsione dei giornalisti russi dall’Ucraina, come pure in passato è stata interdetta l’entrata nel paese di tv e testate russe.

Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha commentato che “Constatiamo un’intolleranza assoluta alla libertà di stampa” ed ha annunciato l’apertura di un’inchiesta sull’ “ostacolo alle attività professionali di un giornalista” e sui “numerosi crimini commessi dalle autorità ucraine contro i giornalisti”.