di Giuseppe Gagliano

Intervenendo a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha accusato apertamente NATO ed Unione Europea di “condurre una vera guerra contro la Russia attraverso l’Ucraina”. Non si tratta solo di un’ennesima invettiva: è un segnale politico che mira a spostare il conflitto dal piano regionale a quello sistemico, trasformandolo in una resa dei conti globale fra blocchi contrapposti.

Lavrov ha parlato a New York nel corso della sessione dei ministri degli Esteri del G20, davanti a decine di rappresentanti di governi che oggi non vogliono rompere con Mosca. Ripetere in questa sede l’accusa che la guerra in Ucraina sia stata “provocata dall’occidente” e che la Russia stia subendo un’aggressione “per procura”, serve al Cremlino per tre obiettivi: consolidare il consenso interno, cercare simpatia nei Paesi del sud globale e intimidire i governi europei che sostengono Kiev.

Si tratta di un linguaggio che prepara l’opinione pubblica russa a un conflitto di lunga durata, presentato come inevitabile per la sopravvivenza stessa dello Stato. Al tempo stesso Mosca offre una narrazione che alcuni attori internazionali possono usare per giustificare il proprio disimpegno o neutralità.

Le parole di Lavrov sono state bollate dal Regno Unito come “distorsioni di fantasia” e l’Unione Europea, con la responsabile della politica estera Kaja Kallas, ha ribadito che la Russia non ha mai rinunciato all’obiettivo di piegare l’Ucraina. Ma il contesto resta teso: nelle stesse ore il segretario generale della NATO Mark Rutte ha confermato l’appoggio al presidente USA Donald Trump sulla possibilità di abbattere droni e jet russi in caso di violazione dello spazio aereo alleato.

L’Estonia ha denunciato nuovi sconfinamenti di caccia russi, la Polonia ha abbattuto droni provenienti dall’est e l’aviazione ungherese ha intercettato velivoli russi sul Baltico. Secondo Bloomberg, diplomatici europei hanno avvertito Mosca che la NATO è pronta a reagire con la forza. L’ambasciatore russo a Parigi ha replicato che un eventuale abbattimento di aerei russi “sarebbe guerra”.

La progressiva estensione dello scontro dagli arsenali ucraini allo spazio aereo europeo è ciò che più preoccupa. L’idea stessa di una possibile reazione armata immediata contro velivoli russi aumenta il rischio di incidente e di escalation incontrollata. Mosca continua a sostenere di rispettare rotte e norme internazionali di volo, ma accusa l’Occidente di usare ogni episodio per provocare uno scontro diretto.

Sullo sfondo, Trump alterna dichiarazioni bellicose e segnali contraddittori: elogia la resistenza di Kiev ma non introduce nuove sanzioni pesanti contro Mosca, preferendo dazi commerciali verso Paesi terzi come l’India per il petrolio russo. Per alcune cancellerie europee, questo potrebbe preludere a un parziale disimpegno USA e a un maggiore onere finanziario e militare per l’Europa.

Il confronto non riguarda solo la sicurezza militare. Il protrarsi della guerra e delle sanzioni ha effetti diretti sulle catene energetiche e commerciali, sull’inflazione e sulle politiche industriali europee. La contrapposizione Est-Ovest spinge molti Paesi emergenti a restare equidistanti, tentando di trarne vantaggi economici da entrambe le parti.

Il Cremlino sfrutta la narrazione della “guerra contro la Russia” per attrarre investimenti e alleanze alternative in Asia, Africa e Medio Oriente, mentre l’Europa cerca di rafforzare il fronte sanzionatorio e di coordinare la difesa aerea. Ne risulta una frammentazione che rende più ardua qualsiasi iniziativa diplomatica.

Il discorso di Lavrov a New York rappresenta un avvertimento: Mosca non intende cedere e considera legittimo colpire l’Occidente sul piano politico, informativo e – se necessario – militare. È il segnale di un conflitto ormai cronicizzato, che supera i confini ucraini e rischia di inglobare l’intera architettura di sicurezza europea.

La sfida per l’Europa e per la NATO sarà mantenere la deterrenza senza scivolare nella trappola di una escalation accidentale. Serve un equilibrio tra fermezza e canali di comunicazione aperti: l’alternativa è un progressivo deterioramento delle relazioni e il rischio che un incidente aereo o un attacco informatico provochi un’escalation difficilmente controllabile.

Il duro scambio alle Nazioni Unite conferma che la guerra in Ucraina è divenuta la linea di frattura centrale del nuovo ordine mondiale. Per la Russia, non si tratta più di difendere territori conquistati, ma di contestare l’intero sistema di alleanze occidentali. Per l’Europa, la sfida non è solo militare ma anche economica e politica: difendere la sicurezza comune senza compromettere la stabilità interna e le relazioni con il resto del mondo.

In questo contesto ogni dichiarazione e ogni incidente contano: non solo come provocazioni retoriche ma come tasselli di una strategia che rischia di trasformare il conflitto ucraino in una frattura permanente tra blocchi, con conseguenze globali sulle economie, sull’energia e sugli equilibri strategici del pianeta.