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Finalmente qualcosa si muove sul piano diplomatico: il ministro degli Esteri russo, Serhei Lavrov, che a Berlino sta incontrando l’omologo ucraino Pavlo Klimkin con la mediazione francese e tedesca, ha riferito di “progressi” e del raggiungimento di un’intesa di massima che consentirà di lavorare su proposte precise e di avviare un dialogo vero e proprio.
Mosca ha specificato in una nota che “I ministri hanno analizzato la situazione in tutti gli aspetti e messo un accento sulla fine quanto prima delle ostilità, sul controllo della frontiera, sulle forniture umanitarie nel sud-est ucraino e sulle condizioni per l’avvio al più presto di una soluzione politica”, e che è stata concordata la “prosecuzione del dialogo nello stesso formato per presentare proposte concrete ai leader di Russia, Germania, Francia e Ucraina”.
A Sochi, in Russia, il capo di gabinetto Serghei Ivanov ha incontrato il collega ucraino Boris Lozhkin “con il quale – ha riferito una nota del Cremlino – ha parlato di una ampia serie di questioni bilaterali”.
Per alleggerire la tensione non si terrà nella capitale ucraina l’annunciata marcia dei paramilitari del gruppo nazionalista ucraino ‘Pravi Sektor’ (‘Settore Destro’), i quali sono impegnati negli scontri nelle regioni orientali: il leader del movimento, Dmitro Iarosh, ha reso noto che alcune richieste del gruppo, come il rilascio dei militanti fermati e la sospensione di alcuni dirigenti del ministero dell’Interno, sono state accolte.
Intanto a Lugansk e Donetsk si continua a combattere: ieri alcune truppe di Kiev sono riuscite a penetrare a Donetsk prendendo il controllo di una stazione della polizia, ma non cessano i bombardamenti che mietono anche vittime civili. I filo-russi hanno abbattuto un Mig29 e due Sukhoi Su-25 vicino a Krasnodon, non distante da Lugansk.
Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, ha smentito nuovamente il nuovo premier dell’autoproclamata “Repubblica popolare di Donetsk” Aleksandr Zakharcenko, il quale sosteneva che da Mosca erano in arrivo “150 mezzi blindati, tra cui 30 carri armati, e 1.200 uomini addestrati per quattro mesi in Russia”: “Lo abbiamo ribadito più volte – ha detto Peskov -, non abbiamo spedito nessuna fornitura militare”

