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Per il primo ministro russo, Dmitri Medvedev, l’Ucraina è un paese sull’orlo del collasso socio-economico: “La verità è – ha spiegato sulle pagine della Nezavisimaja Gazeta – che l’economia dell’Ucraina indipendente è stata costruita in gran parte grazie al supporto della Russia e la somma di investimenti, prestiti e forniture di favore ha raggiunto i cento miliardi di dollari”. “L’Ucraina – ha continuato – ha risparmiato oltre 82,7 miliardi di dollari solo per il basso prezzo del gas, nessuna delle altre repubbliche ex sovietiche ha goduto di tale sostegno”.

Per l’ex presidente russo “l’anno che sta finendo passerà alla storia ucraina come uno dei più difficili e tragici” e “i vicini stanno per affrontare di nuovo gli anni ’90. Sfortunatamente, il problema del default su più ampia scala, l’imminente minaccia del collasso sociale ed economico in Ucraina, non e’ un’invenzione del Cremlino o di altri strateghi politici”.

Nelle parole di Medvedev, che ricordato i recenti investimenti russi in Ucraina di 30 miliardi e che ha sottolineato quanto “Difficilmente l’Ucraina possa ricevere regali di questo tipo per decenni da qualsiasi altro Paese”, c’è certamente la mancata adesione all’Unione doganale euroasiatica ideata da Putin (al momento, oltre alla Russia, ne fanno parte la Bielorussia, l’Armenia e il Kazalistan). Per cui ha avvertito che le autorità ucraine continuano a rassicurare se stesse e la popolazione che “tutto andrà bene”, grazie “alla scelta europea, all’accordo di associazione con l’Ue e all’indipendenza dalla Russia”. In realtà “molti dei problemi dell’Ucraina sono iniziati esattamente quando l’amministrazione di Kiev, chiaramente motivata dai partner occidentali, ha iniziato a parlare della necessità di ridurre la proverbiale dipendenza dalla Russia”.