di Guido Keller –
“Non siamo sicuri di un successo”. Così ha esordito la cancelliera tedesca Angela Merkel, giunta alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera dal suo viaggio in Ucraina ed a Mosca per tentare, con il presidente francese Francois Hollande, di stemprare la complessa crisi ucraina. “Dobbiamo continuare, e insisteremo, se non altro lo dobbiamo al popolo dell’Ucraina”, ha aggiunto nel suo teutonico realismo.
Gli ostacoli insormontabili sono sempre gli stessi: l’integrità territoriale dell’Ucraina, con Vladimir Putin che ha già fatto sua la Crimea, l’autonomia delle regioni dell’est del paese, i cui costi dovrebbero ricadere si Kiev, gli Usa, che vorrebbero avvicinare ulteriormente la Nato ai confini russi e quindi inviare armi agli ucraini, e la presenza di militari russi nel Donbass, per cui ieri il presidente Petro Poroshenko, in occasione del suo intervento a Monaco, ha sventolato i passaporti requisiti ai russi arrestati sul suolo del suo paese.
Ed i toni di Hollande sono stati ancora più drammatici: “Se falliscono i negoziati in Ucraina c’è solo la guerra”.
A gettare benzina sul fuoco ci hanno pensato ancora una volta gli americani, esperti di export di conflitti e guerre, per cui il vicepresidente Usa, Joe biden, ha affermato che “Il presidente Putin ci ha promesso la pace molte volte e invece ci ha portato più carri armati, più soldati, ancora armi. Considerata la recente storia della Russia, abbiamo bisogno di giudicare i suoi atti non le sue parole. Non parlateci, agite. L’Ucraina va difesa, e noi dobbiamo farlo”.
L’atteggiamento di Washington è quindi ancora una volta quello di alzare la tensione e di rischiare una guerra in casa degli altri, questa volta in Europa e non in Medio Oriente.
Tant’è che rimane ferma l’intenzione degli Usa di inviare armi a Kiev, come ha spiegato il senatore John McCain: “Ormai le coperte non servono più. Gli ucraini vengono massacrati e contro i carri armati le coperte non servono”.
Ma il fronte interventista d’oltreoceano è ben più ampio, con i Repubblicani (ma non solo) che soffiano: il senatore della Carolina del Sud Lyndsey Graham si è rivolto direttamente alla Merkel, ammonendo che “Puoi andare quante volte vuoi a Mosca, quello non cambierà idea: amici europei, così non funziona, dobbiamo capire che abbiamo di fronte un bugiardo che ci minaccia pericolosamente”.
Il presidente russo da Mosca ha fatto sapere che “la Russia non vuole combattere nessuno, anzi, vuole combattere insieme a tutti”, per quando sia palese che “E’ in corso un tentativo di sovvertire l’attuale ordine mondiale”, con allusione a Washington.
A Monaco di Baviera è presente il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, per il quale esistono “buoni presupposti per una soluzione” al conflitto in Ucraina e “la Russia sarà fra le parti che garantiranno la realizzazione di Minsk”. Ma sulla Crimea, penisola che ospita la Flotta del Mar Nero (prima veniva pagato un affitto) non molla: “ha diritto all’autodeterminazione”. Ma è palese che sarà quello il prezzo che l’Ucraina dovrà pagare per la sua scelta di non aderire all’Unione doganale euroasiatica e di guardare a ovest.
Intanto nell’Ucraina orientale si continua a combattere e a morire, ed i ribelli filo-russi hanno ripreso a bombardare le posizioni governative su tutto il fronte. In questo momento stanno ammassando truppe e armamenti per prendere il controllo dello snodo ferroviario di Debaltsevo, situato a metà strada tra i Donetsk e il porto di Mariupol.

