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Mentre continuano le ostilità nell’Ucraina orientale, con i ribelli filo-russi che compiono attacchi alla periferia di Mariupol, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha sentito al telefono il presidente russo Vladimir Putin e il premier ucraino Petro Portoshenko: al primo ha chiesto di “fare pressione sui separatisti” al fine di “evitare una nuova escalation”, mentre al secondo ha espresso le condoglianze per le vittime dell’attacco alla cittadina posta sul mare di Azov.

Merkel ha definito l’accaduto “una chiara violazione del cessate il fuoco, che non può essere in alcun modo giustificata”.

A preoccupare è tuttavia l’atteggiamento statico dell’apparato direttivo dell’autoproclamata Repubblica di Donetsk, dove il numero due del “Ministero della Difesa”, Eduard Basurin, ha fatto sapere che “il memorandum di Minsk, nella forma in cui è stato firmato, non è più preso in considerazione”, per quanto ciò non comporti che non possano subentrare nuove trattative.

Anche il leader dei separatisti, Aleksandr Zakharchenko, ha detto che non ha senso proseguire i colloqui del gruppo di contatto di Minsk, cioè separatisti, Russia, Ucraina e Osce.