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Si intensificano gli scontri nei pressi di Donetsk, città dell’est dell’Ucraina e capitale dell’omonima ed autoproclamata Repubblica popolare: i militari di Kiev avanzano e nelle ultime ore vi sono stati almeno cinque civili morti e 29 feriti, colpiti dagli intensi bombardamenti dell’artiglieria.
Il cessate-il-fuoco si è quindi esaurito e, come accade in questi casi, vi è una reciproca attribuzione delle responsabilità fra le parti; le autorità militari di Kiev sostengono che militari russi abbiano aperto il fuoco contro l’esercito ucraino presso due postazioni nei pressi di Slovyanoserbsk, a nord-ovest di Lugansk, e un portavoce dell’esercito ha affermato che “in violazione di tutti gli accordi precedenti, le unità militari ucraine sono state attaccate nel nord (della zona del conflitto) dalle truppe dell’esercito regolare russo” e che “la situazione nella zona di conflitto è grave, ma è sotto il nostro controllo”.
Due giorni fa l’esercito ucraino ha ripreso il controllo dell’aeroporto di Donetsk, teatro di acerrimi scontri ormai da mesi è chiuso dal maggio 2014.
Intanto il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha inviato a Poroshenko un nuovo piano di pace che prevede il ritiro delle artiglierie di entrambe le parti (c’è già la disponibilità dei ribelli): l’obiettivo di Mosca è ora quello preservare l’integrità territoriale dell’Ucraina in cambio di un ordinamento federale del paese, ovvero di “Una riforma costituzionale che le autorità ucraine hanno tenuto in stallo, malgrado le molteplici promesse, che è un compito essenziale”.

