di Giuseppe Gagliano –

La Russia sarebbe pronta a riaprire il negoziato sull’Ucraina dopo le elezioni per la Duma di Stato, previste dal 18 al 20 settembre. Secondo quanto riferito dal quotidiano francese Le Figaro, l’indicazione sarebbe stata comunicata dagli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner ai rappresentanti di Ucraina, Francia, Germania e Regno Unito riuniti a Kiev.

Il Cremlino non ha escluso questa possibilità. Il portavoce Dmitrij Peskov ha dichiarato che Mosca resta disponibile alla ripresa di un formato negoziale con Stati Uniti e Ucraina, precisando tuttavia che è ancora prematuro indicare luogo e data di eventuali colloqui.

Rimane possibile anche un nuovo contatto telefonico tra Vladimir Putin e Donald Trump. Peskov ha espresso apprezzamento per l’impegno del presidente statunitense e dei suoi inviati, senza però indicare quali concessioni Mosca sarebbe disposta a discutere.

Il riferimento alle elezioni parlamentari russe non significa necessariamente che il risultato possa modificare la strategia del Cremlino. La scadenza può avere soprattutto una funzione politica, consentendo a Mosca di affrontare eventuali decisioni delicate dopo la conclusione della campagna elettorale.

L’attesa offre inoltre alla Russia la possibilità di osservare l’evoluzione del fronte, verificare la compattezza dei sostenitori occidentali di Kiev e valutare gli effetti delle rispettive campagne militari. In una guerra di logoramento, anche poche settimane possono modificare il peso negoziale delle posizioni sul terreno.

L’eventuale ripresa dei colloqui non comporterebbe automaticamente un cessate il fuoco. Le parti potrebbero al contrario cercare di migliorare la propria posizione militare prima dell’apertura di una nuova fase diplomatica.

Mosca punta a consolidare il controllo dei territori occupati e a ottenere garanzie sulla futura configurazione militare dell’Ucraina. Kiev vuole invece evitare che una tregua si trasformi nel riconoscimento permanente delle perdite territoriali subite durante la guerra.

Restano aperte le questioni decisive: territori, garanzie di sicurezza, eventuale presenza di forze straniere, sanzioni, scambio dei prigionieri, ritorno dei civili trasferiti durante il conflitto e futuro delle regioni annesse dalla Federazione Russa.

Senza un compromesso su questi temi, un negoziato potrebbe produrre una sospensione o una riduzione delle ostilità senza arrivare a un accordo politico definitivo.

Anche un eventuale cessate il fuoco presenta problemi strategici per entrambe le parti. La Russia potrebbe utilizzarlo per ricostituire le proprie unità, accumulare munizioni e rafforzare le posizioni difensive. L’Ucraina potrebbe sfruttare la pausa per riorganizzare le forze, ricevere nuovi armamenti e migliorare la protezione delle infrastrutture.

La difficoltà consiste proprio nella reciproca mancanza di fiducia. Mosca e Kiev temono entrambe che una tregua possa essere utilizzata dall’avversario per preparare una nuova fase delle operazioni.

La sequenza degli ultimi contatti mostra inoltre la centralità assunta dagli Stati Uniti. Witkoff ha avuto colloqui a Mosca prima di recarsi a Kiev, dove la delegazione americana ha incontrato la leadership ucraina e rappresentanti europei.

Francia, Germania e Regno Unito rimangono essenziali per il sostegno militare e finanziario a Kiev, per le sanzioni contro Mosca e per eventuali future garanzie di sicurezza. Il formato negoziale evocato dal Cremlino continua tuttavia a concentrarsi soprattutto su Russia, Ucraina e Stati Uniti.

Mosca ha tradizionalmente attribuito particolare importanza al rapporto diretto con gli Stati Uniti, considerandoli l’attore occidentale dotato della maggiore capacità di incidere sugli equilibri strategici. Trump può a sua volta utilizzare la mediazione come uno degli elementi centrali della propria politica internazionale.

Per Kiev questa impostazione comporta il rischio che l’obiettivo americano di raggiungere rapidamente un accordo non coincida completamente con le esigenze ucraine di sicurezza e sovranità.

Anche per l’Europa emerge un problema di peso politico. I Paesi europei sostengono una parte significativa dei costi militari, finanziari e umanitari legati al conflitto e sarebbero chiamati a contribuire massicciamente alla futura ricostruzione. Un negoziato dominato dal rapporto tra Mosca e Washington potrebbe però lasciare loro un’influenza inferiore rispetto agli impegni economici richiesti.

La componente economica sarà inevitabilmente centrale in qualsiasi trattativa. La Russia potrebbe chiedere un alleggerimento progressivo delle sanzioni, il ripristino di alcuni canali finanziari e commerciali e nuove condizioni per le proprie esportazioni energetiche.

La questione dei beni russi congelati in Occidente rappresenterà un ulteriore elemento del confronto, soprattutto se una parte di queste risorse dovesse essere utilizzata per finanziare l’Ucraina o la sua ricostruzione.

Kiev avrà bisogno di capitali, garanzie sugli investimenti, accesso ai mercati e sostegno pluriennale alle proprie capacità militari. L’Europa sarebbe probabilmente chiamata a sostenere una quota rilevante di questi costi, mentre gli Stati Uniti potrebbero collegare il proprio coinvolgimento a intese su materie prime, energia e infrastrutture.

Un eventuale accordo non riguarderebbe quindi soltanto la delimitazione territoriale. In gioco ci sono anche il futuro delle risorse ucraine, le rotte commerciali del Mar Nero, le infrastrutture energetiche, l’industria della difesa e la collocazione economica e strategica di Kiev.

Le dichiarazioni del Cremlino rimangono per ora prudenti. Mosca apprezza gli sforzi americani e non esclude nuovi colloqui, ma evita di confermare tempi, sede e contenuti di una possibile trattativa.

Questa posizione consente alla Russia di mostrarsi disponibile al dialogo senza assumere impegni preliminari e di mantenere aperto il canale diretto con l’amministrazione Trump.

Dopo le elezioni russe potrebbe quindi aprirsi una nuova fase diplomatica, ma il passaggio dai contatti preliminari a un accordo dipenderà soprattutto dalla distanza tra le condizioni poste dalle parti e dall’andamento delle operazioni militari.

Per il momento la diplomazia continua a muoversi seguendo i rapporti di forza prodotti sul campo. La possibilità di un nuovo tavolo negoziale esiste, ma sarà ancora la guerra a determinare con quale posizione Russia e Ucraina vi arriveranno.