Notizie Geopolitiche –

Arrivano le prime certezze (a dire il vero scontate) sull’abbattimento del volo MH17 della Malaysia Airlines, che il 17 luglio scorso si è schiantato nei pressi di Donetsk, in Ucraina, proveniente dall’Olanda e con a bordo 298 persone: dalle perizie del Dutch Safety Board (Ovv), l’ufficio per la sicurezza nazionale olandese, è risultato che il velivolo non è caduto per problemi tecnici, bensì è stato colpito “da oggetti ad alta energia provenienti dall’esterno del velivolo”, cioè da proiettili.

L’Ovv specifica che, anche se finora “non è ancora stato possibile condurre uno studio dettagliato del relitto” dell’aereo, “il modello del danno alla fusoliera e alla cabina di pilotaggio è coerente con quello che ci si può aspettare da un grande numero di oggetti ad alta energia che hanno penetrato l’apparecchio dall’esterno”. “E’ verosimile – continua la perizia – che questo danno sia risultato in una perdita di integrità strutturale dell’apparecchio, portando a una disintegrazione in volo”, cosa che “spiega anche la fine improvvisa della registrazione dei dati, la perdita simultanea di contatto con il controllo del traffico aereo e la sparizione dell’aereo dai radar”.

Sul fatto che siano stati i filo-russi ad abbattere per errore l’aereo di linea non ci sono ormai dubbi, anche perché, oltre ai rilievi satellitari e alle intercettazioni, uno dei capi dei miliziani, Alexander Khodakovsky, aveva immediatamente ammesso di avere piena disponibilità dei “Buk”, salvo poi smentirsi già il giorno successivo.

E proprio il sistema missilistico Buk, in quel caso difettoso di uno dei due radar necessari per l’agganciamento e l’identificazione dell’obiettivo, sarebbe stato usato per colpire l’aereo, forse scambiato dal computer per un velivolo militare ucraino.

A bordo del volo della Malaysia Airlines vi erano 15 membri dell’equipaggio e 283 passeggeri di diverse nazionalità diretti per lo più a Bali per un periodo di vacanza.