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Le ultime informazioni dalla crisi ucraina danno l’ammassamento di 4mila militari russi al “confine” della penisola di Crimea, autoprocalamatasi indipendente dopo il referendum del 16 marzo ed entrata a far parte della Federazione Russa.

A comunicarlo è il portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale e la Difesa ucraino, Andriy Lysenko, il quale ha spiegato che “In base alle nostre informazioni, quasi tutte le unita militari russe sono schierate nel nord della Crimea occupata insieme ai loro equipaggiamenti e munizioni” e che “Si sono sistemati in piccoli gruppi tattici, dal Golfo di Karkinitski alla punta di Arabatski”.

Kiev ha parlato anche di droni da ricognizione russi sull’Ucraina sud-orientale, mentre la Sueddeustche Zeitung ha riportato quanto il presidente ucraino Petro Poroshenko avrebbe detto a Manuel Barroso, ovvero una battuta secondo la quale il presidente russo Vladimir Putin avrebbe detto che “Se volessi le truppe russe potrebbero essere in due giorni non solo a Kiev, ma anche a Riga, Vilnius, Tallinn e Varsavia o Bucarest”.

Nei colloqui telefonici con il presidente ucraino, Putin lo avrebbe anche “messo in guardia dal fidarsi troppo dell’Europa” e lo avrebbe invitato “attraverso relazioni bilaterali a costituire un blocco di minoranza in grado di avere effetti sul Consiglio europeo, ed evitare decisioni negative per la Russia”.

Intervenendo oggi al Congresso degli Stati Uniti, Poroshenko ha detto che “vi chiedo di non lasciare l’Ucraina sola davanti a questa aggressione”. Ha poi aggiunto che “al centro dell’esistenza dell’Ucraina”, oggi, c’è la volontà di vivere liberi, “perché c’è un momento nella storia dove libertà è un concetto politico che definisce chi si è, come persona e nazione”.