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Rischiano di riaccendersi le violenze in Ucraina, nel Donbass, per altro mai sopite: le ultime ore hanno visto almeno 24 morti di una e dell’altra parte, ma i separatisti filorussi denunciano anche l’intrappolamento di centinaia di minatori in un impianto di estrazione a causa del black out provocato dai bombardamenti. A Marinka e a Krasnohorivka, sobborghi di Donetsk, si sono avuti pesanti scontri con carri armati ed artiglieria pesante.

Per il resto è la storia di sempre, con il consueto scambio di accuse, che vede da una parte il premier ucraino Arseniy Yatsenyuk affermare che “La Russia ha violato ancora una volta gli accordi di Minsk, ordinando ai terroristi di lanciare un’operazione militare”, e dall’altra il ministro degli Esteri di Mosca Sergei Lavrov rispondere che la tregua di Minsk rischia di andare “in frantumi” a causa delle azioni di Kiev; “Chi sta cercando di far aggravare la situazione militare lungo la linea di contatto – ha spiegato Lavrov – volontariamente o involontariamente persegue l’obiettivo di impedire progressi nei colloqui su tutti gli aspetti chiave, siano essi politici, economici o umanitari”. Per il ministro la presenza dei separatisti in armi è la scusa di Kiev “per non affrontare le riforme politiche” necessarie al raggiungimento della pace.

Per i ribelli separatisti dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donesk è intervenuto il portavoce Eduard Basurin, il quale ha parlato di “offensiva provocatoria” dell’esercito ucraino, avviata nonostante “non ci sia stata da parte nostra alcuna offensiva”.

Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha dichiarato ancora una volta che “Mosca sta osservando da vicino ed è estremamente preoccupata per le azioni delle forze armate ucraine che, per quanto possiamo giudicare noi, stanno provocando la situazione”.