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Tregua solo sulla carta nel Donbass, dove nelle ultime ore si sono intensificati i bombardamenti fra le milizie separatiste dell’autoproclamata Repubblica di Donetsk e l’esercito di Kiev: gli osservatori dell’Osce, che anche oggi si sono trovati sotto i colpi di mortaio e di artiglieria, hanno riferito che dall’inizio di maggio sono stati registrati a Donetsk e dintorni più di 700 esplosioni di missili.
Fonti dei separatisti filo-russi hanno riportato che ad essere preso di mira dall’esercito con proiettili da 120 e 152 millimetri (vietati dagli accordi di Minsk 2) è stato ancora una volta l’aeroporto di Donetsk, ma anche i villaggi circostanti di Spartak, Peski ed il quartiere Kievskiy.
Un missile sparato nella notte ha centrato un palazzo a Donetsk ed alcuni quartieri sono rimasti senza elettricità.
Denis Pushilin, esponente dell’autoproclamata repubblica e fra i mediatori del Minsk 2, ha affermato che Kiev vorrebbe far fallire i negoziati di Minsk, ma che i separatisti vorrebbero promuoverne di altri. E’ ormai chiaro che il fattore tempo stia giocando a favore dei ribelli.
Sull’argomento è intervenuto il ministro degli Ester russo Sergei Lavrov, il quale ha dichiarato alla fine dell’incontro con il corrispondente austriaco Sebastian Kurz che l’Ue pretenderebbe che “Dalla posizione espressa dal mio collega Kurz risulta che Bruxelles si aspetti l’attuazione degli accordi di Minsk soltanto dalla Russia, mentre tace sulle possibili conseguenze per l’Ucraina nel caso di un ulteriore sabotaggio degli accordi di Minsk”.
In materia di sanzioni Lavrov ha dichiarato che “Sono una scelta dell’Europa, non della Russia. Mosca è spiacente, ma non intende avviare negoziati su questo tema”.

