
di Giuseppe Gagliano –
Donald Trump non ha perso tempo: tornato alla Casa Bianca, ha deciso di sospendere ogni aiuto militare all’Ucraina, lasciando Zelensky in una posizione sempre più precaria. Senza gli armamenti americani l’esercito di Kiev si trova a combattere con le unghie e con i denti affidandosi agli aiuti europei, che però non bastano a colmare il vuoto lasciato dagli Stati Uniti.
La vera mazzata però non sono solo le munizioni, ma l’accesso alle tecnologie satellitari e all’intelligence americana, che fino ad ora hanno permesso agli ucraini di monitorare i movimenti russi e di pianificare le operazioni militari. Trump ha bloccato anche questo. Risultato? L’Ucraina si trova con una benda sugli occhi e un fucile scarico in mano.
L’ex presidente USA ha motivato la decisione con una dichiarazione al vetriolo: Zelensky ha detto che la guerra è ancora lunga, e Trump ha risposto tagliando i fondi e accusandolo di non voler la pace. Un modo elegante per dire “arrangiatevi”.
Nel vuoto lasciato da Washington Bruxelles prova a riciclarsi come nuovo leader militare del fronte anti-russo. Ursula von der Leyen ha lanciato un piano da 800 miliardi di euro per il riarmo europeo, battezzato con il poeticissimo nome di “Rearm Europe”.
Ma non basta: la presidente della Commissione ha parlato anche di “nucleare comunitario”, una formula ambigua che lascia intendere la volontà di dotare l’UE di un arsenale atomico. Traduzione: mentre Trump chiude i rubinetti, l’Europa si indebita per costruire nuove armi.
Nel frattempo, Parigi e Londra spingono per l’invio di un contingente anglo-francese in Ucraina, ufficialmente per garantire la sicurezza. Peccato che gli unici due Paesi europei con testate nucleari siano proprio Francia e Regno Unito. Quindi, mentre si parla di pace, si rafforzano gli eserciti ai confini con Mosca.
Mentre Bruxelles si impegna a svuotare le proprie casse per armarsi, Trump ha ben chiaro il suo piano:
– Dazi sulle merci europee per mettere in ginocchio l’industria del Vecchio Continente.
– Eliminazione delle sanzioni alla Russia, per far ripartire i rapporti commerciali con Mosca e lasciando l’UE a combattere una guerra economica che interessa solo a lei.
– Isolamento diplomatico dell’Europa, definita dallo stesso Trump come “nata per fregare gli Stati Uniti”.
Nel frattempo la Cina se ne sta in disparte e manda un messaggio chiaro: Pechino non invierà mai truppe in Ucraina, qualunque sia l’andamento del conflitto. E in questa partita a scacchi, il vero sconfitto sembra essere l’Unione Europea, impegnata a giocare una partita che Trump e Putin hanno già chiuso da un pezzo.
Come se non bastasse, arriva anche una delle scene più surreali della diplomazia moderna. Keir Starmer, leader britannico, si è presentato alla Casa Bianca per discutere del conflitto in Ucraina. La risposta di Trump? “Siete in grado di affrontare la Russia da soli?”
Risultato: imbarazzo totale, silenzio tombale, risate generali. Starmer ha incassato la batosta consapevole di una verità che ormai nessuno può più negare: senza gli Stati Uniti, l’Europa non è in grado di reggere un confronto militare con Mosca.
In Italia Matteo Salvini cavalca l’onda del malcontento e convoca una manifestazione contro l’invio di truppe in Ucraina e le spese militari del governo Meloni. Un modo per mettere in difficoltà la premier e ritagliarsi uno spazio politico sfruttando il vento che soffia forte da Washington.
In sintesi Trump gioca la sua partita per smontare l’alleanza transatlantica, la Russia osserva, la Cina resta in attesa e l’Europa… si autoflagella.











