di Enrico Oliari –
E’ stato rinviato al 2016 (e non al prossimo novembre, come aveva detto ieri il presidente ucraino Petro Poroshenko) il vero nodo della discordia fra la Russia di Vladimir Putin e l’Ucraina: in una nota emessa oggi da Bruxelles si legge che “Il Consiglio Affari generali della Ue, a seguito di consultazioni con l’Ucraina e nell’ambito degli sforzi verso un processo di pace complessivo in Ucraina”, ha rinviato “fino al 1 gennaio 2016 l’applicazione del capitolo dell’Accordo sul commercio e questioni collegate, compresa la creazione di un’area di libero scambio”.
Già al vertice italo-russo di Trieste del 26 novembre 2013 un attento giornalista aveva posto al leader russo una domanda in proposito (si era ancora lontani dal febbraio di Piazza “Maidan”, in realtà Piazza dell’Indipendenza, dove “maidan” significa, appunto, “piazza”), e Putin aveva risposto che “è l’Ucraina stessa a dover prendere le proprie decisioni”, tuttavia “Un paese che ha aderito all’Unione doganale, che prevede lo scambio di merci senza dazi, può recedere dagli accordi quando vuole. Un articolo dell’accordo prevede però che se uno dei paesi aderenti intavola rapporti con paesi terzi, può esportare le merci nei paesi dell’Unione doganale con un ribasso sui dazi attualmente dell’85 per cento, ma che arriverà al 95. Potrebbero quindi transitare dall’Ucraina merci verso l’Unione doganale a prezzi ridotti, cosa che metterebbe in crisi la nostra economia. Per coinvolgere l’Unione europea in questo progetto serve gradualità, ovvero tempo e denaro”.
Bruxelles ha comunque fatto suo il concetto della “gradualità” ed ha precisato che quanto stabilito oggi “riguarderà importanti provvedimenti sulla giustizia, la libertà e la sicurezza compresa la lotta al terrorismo e alla corruzione; maggiore cooperazione in un’ampia gamma di settori economici sulla base di un graduale avvicinamento alla Ue”.

