di Giuseppe Gagliano –
Alla vigilia del vertice in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin, Washington ha intensificato i contatti con Kiev e le capitali europee. Una “telefonata d’emergenza” organizzata da Berlino ha visto Trump confrontarsi con Zelensky e i leader europei per definire le linee rosse. Il presidente USA ha minacciato “gravi conseguenze” se Putin ostacolerà la pace, senza precisare se si tratterà di sanzioni, dazi o altre misure coercitive. L’obiettivo dichiarato: preparare un secondo incontro, questa volta a tre con Zelensky, se il primo colloquio avrà esito positivo.
Nella conversazione, Trump si è detto disposto a fornire garanzie di sicurezza a Kiev, ma solo se queste non rientreranno nel quadro NATO. Il concetto resta vago: si tratterebbe di impegni politici e militari limitati, condizionati da un cessate il fuoco e dall’acquisto di armi statunitensi da parte dell’Europa, destinate poi all’Ucraina. Un modello che consente a Washington di mantenere influenza, evitare un coinvolgimento diretto e monetizzare la fornitura di armamenti.
Secondo il Telegraph, la Casa Bianca starebbe preparando un pacchetto di incentivi per Mosca: accesso a minerali rari ucraini e ad altre risorse strategiche, revoca di sanzioni mirate all’aviazione russa e, punto più delicato, la possibilità per il Cremlino di sviluppare risorse nello Stretto di Bering e nell’Artico. Si tratta di aree che custodiscono enormi riserve di petrolio e gas, cruciali per la strategia energetica russa e già oggetto di interesse geopolitico da parte di Putin.
Il cancelliere tedesco Merz e il presidente francese Macron hanno insistito sul principio che i confini non si cambiano con la forza, ma hanno anche accolto con favore l’impegno di Trump a coinvolgere Kiev in ogni decisione territoriale. L’Europa, pur diffidente, appare disponibile a considerare concessioni economiche a Mosca se queste potranno portare a un cessate il fuoco stabile. Tuttavia, resta il timore che Washington e Mosca possano definire un accordo bilaterale, relegando Bruxelles a ruolo marginale.
Per Kiev, la priorità è evitare che il vertice di Anchorage si traduca in uno scambio territoriale mascherato da pace. Zelensky accusa Mosca di bluffare e di voler aumentare la pressione con avanzate militari, sfruttando l’incontro per consolidare posizioni sul campo. I sondaggi mostrano un’opinione pubblica favorevole a una fine negoziata del conflitto, ma contraria a concessioni unilaterali che compromettano la sovranità.
La proposta di Trump, combinare garanzie di sicurezza limitate con incentivi economici a Mosca, è un tentativo di spostare la negoziazione dal terreno puramente militare a quello geo-economico. La pace, in questa logica, diventa uno scambio: meno guerra in cambio di più accesso a risorse strategiche. È un approccio rischioso, che potrebbe accelerare il cessate il fuoco ma anche legittimare l’uso della forza per modificare confini, aprendo la strada a nuovi precedenti.












