di Giuseppe Gagliano –
Una telefonata negata. Un gesto simbolico che pesa come un macigno nei fragili equilibri diplomatici tra il Sud globale e il blocco occidentale. Volodymyr Zelensky ha rifiutato la richiesta del presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva di tenere un colloquio telefonico, proposta avanzata da Brasilia proprio alla vigilia della partenza di Lula per Mosca, dove il 9 maggio parteciperà alle celebrazioni per l’80mo anniversario della vittoria sovietica nella Seconda guerra mondiale, fianco a fianco con Vladimir Putin.
Per Kiev non si è trattato di un atto di routine, ma dell’ennesima conferma di un’ambiguità strategica che, secondo fonti diplomatiche ucraine, sfiora l’ipocrisia. Il tentativo del Brasile di aprire un canale con Zelensky è stato letto come una manovra tardiva per ottenere una legittimazione diplomatica alla presenza di Lula a Mosca, mascherata da velleità di “mediazione di pace”. Parole che, nell’attuale contesto geopolitico, risuonano vuote.
La reazione ucraina è stata dura, persino più delle consuete riserve espresse verso Paesi ben più influenti. Secondo alcuni osservatori, Kiev avrebbe manifestato più irritazione verso Brasilia che verso Washington, lasciando intendere che, agli occhi ucraini, la neutralità proclamata da Lula nasconda una sostanziale complicità con il Cremlino. Una percezione alimentata dal rifiuto, a dicembre 2023, da parte di Lula, di incontrare Zelensky a margine dell’insediamento del presidente argentino Javier Milei.
Il Brasile, dal canto suo, ha risposto con freddezza. Lula non ha mai fornito armi all’Ucraina, non ha aderito alle sanzioni contro Mosca, ma ha sempre affermato di riconoscere il diritto di Kiev alla difesa. Una posizione di equilibrio che si scontra però con i simboli: partecipare alla parata del 9 maggio a Mosca, mentre l’Ucraina è devastata dai missili russi, è un segnale difficile da giustificare.
Non è solo una questione bilaterale. È un frammento del più ampio confronto tra due visioni del mondo: quella del blocco euro-atlantico, che cerca sostegno e allineamento globale contro Mosca, e quella del Sud globale, che rifiuta di farsi trascinare nei giochi di potere delle grandi potenze. Il Brasile, membro dei BRICS e promotore di un ordine multipolare, interpreta il suo ruolo come quello di mediatore, ma rischia di essere percepito come equidistante in un conflitto che, almeno per l’Occidente, non può ammettere zone grigie.
Mosca, intanto, capitalizza l’episodio. L’ambasciatore russo a Brasilia ha definito la visita di Lula un evento chiave per definire il nuovo corso del dialogo bilaterale, ricordando il contributo del Brasile alla sconfitta del fascismo durante la Seconda guerra mondiale. Un richiamo alla memoria storica che serve oggi a rinsaldare alleanze nel presente.
Dietro ogni telefonata mancata si cela una scelta di campo. E quella di Zelensky, questa volta, è stata chiara.




